Polarizzazione e partecipazione: cosa rivela davvero la vittoria del No
Non entro nel merito del quesito referendario perché personalmente l’ho condiviso come battaglia di civiltà giuridica. Inoltre quando lunedì si è saputo che era aumentato il numero dei votanti, onestamente ho pensato che il Si poteva vincere, perché chi di norma non va a votare e perché non sono soddisfatti dei partiti né di centro sinistra né di centro destra, per cui ho dedotto che erano attratti dal quesito referendario, visto il senso comune sulla mala giustizia.
Le analisi dei dati referendari sulla vittoria del No, segnalano un nuovo dato sociologicamente rilevante, attenendomi ovviamente ai dati forniti dalle varie istituzioni di rilevamento statistico. Il fenomeno rilevato è che il NO ha vinto per un richiamo al voto dei giovani (dai 18 ai 35 anni) che negli anni passati non votavano. L’interpretazione che normalmente viene accreditata è che ci sia stato un richiamo o contro il governo (cosa certa) o nella difesa della costituzione: come se la riforma costituzionale fosse un escamotage per un ritorno al fascismo in modo soft.
È possibile, tuttavia, considerare anche una lettura alternativa. Negli ultimi anni, alcune politiche pubbliche hanno cercato di intervenire su aree caratterizzate da forme diffuse di illegalità o di ambiguità tra disagio sociale e comportamenti illeciti. Si tratta di contesti che storicamente hanno espresso una distanza dalle istituzioni e una bassa partecipazione elettorale.
Questo universo, da sempre tollerato, si è sempre caratterizzato per il non voto, per l’astensione militante, perché questi movimenti non si riconoscono in nessuno dei partiti di sinistra esistenti, in quanto borghesi e non rivoluzionari, ma nonostante ciò, da sempre un minimo di dialogo tra i gruppi dirigenti degli antagonisti e dei cosiddetti partiti di sinistra c’è sempre stato. In questo quadro, alcune dinamiche sociali e politiche- le manifestazioni proPal, la tolleranza sviluppata nel tempo per le occupazioni illegali sia degli appartamenti che dei fabbricati trasformati in centri sociali- si sia saldata una unità d’azione tra questo universo e una pseudo sinistra ormai massimalista.
Lo sgombro di alcuni centri sociali occupati, la facilità con cui i proprietari di case occupate possono ritornare nelle proprie case anche in quelle degli enti pubblici, è stato un allarme per questo universo, anche perché una parte della magistratura ha sempre chiuso un occhio su questi fenomeni e in alcuni casi è stata parte attiva ad esempio sul fenomeno migratorio, nel sabotare le decisioni del governo.
Un ulteriore aspetto di interesse riguarda la partecipazione dei cittadini con background migratorio che hanno acquisito la cittadinanza italiana. Comprendere il loro comportamento elettorale potrebbe offrire indicazioni utili sul livello di integrazione e sul rapporto tra nuove componenti sociali e sistema politico.
Questo evento, del voto giovanile di astenuti per professione che tornano a votare, è stato possibile non solo per le iniziative di legalità messe in pratica da questo governo, ma dello scivolamento costante di questa pseudo sinistra nel qualunquismo moralista e nel vuoto del massimalismo politico. Fenomeno favorito dal bipolarismo bastardo come lo definiva Gianni De Michelis, che favorisce la polarizzazione del sistema con il condizionamento della politica dalle frange estreme per vincere.
Ovviamente il governo ci ha messo del suo nel gestire male questa campagna referendaria da un punto di vista della comunicazione, per cui anche persone che hanno votato nelle elezioni politiche a favore di questa coalizione hanno votato No. Il motivo più accreditato sembra, non so se vero, che il governo avrebbe voluto fare un braccio di ferro contro le opposizioni senza cercare una possibile convergenza sulla riforma costituzionale. Se ciò non fosse vero, bisogna dire che il governo non ha saputo contrastare nei confronti del proprio elettorato e non solo, questa manipolazione dei fatti. La grande novità è questa saldatura tra movimenti antagonisti e la pseudo sinistra istituzionale, un connubio pericoloso per la democrazia e per la stessa esistenza di una sinistra democratica. Questo fenomeno, favorito anche dall’attuale assetto del sistema elettorale, può incidere sulla qualità del dibattito pubblico e sulla capacità di costruire convergenze su riforme condivise.
Ogni consultazione elettorale a cominciare da quella del 2027, corre il rischio di non essere un confronto tra partiti e programmi diversi ma una ordalia nella quale i partiti o meglio gli schieramenti, si trasformano in fazioni nemiche dove per vincere tutto è lecito. Per contrastare questa deriva potenzialmente antidemocratica è necessario rivedere la legge elettorale con un ritorno al sistema proporzionale al primo turno senza preventivi apparentamenti, e se si dovrà eleggere il premier, ogni singolo partito dovrà presentare il suo candidato, al secondo turno i singoli partiti decidono le alleanze con un unico candidato premier e con il premio di maggioranza per garantire la governabilità.
Roberto Giuliano


