mercoledì 18 marzo 2026

Perché votare Si al Referendum sulla separazione delle carriere

 

Perché votare Si al Referendum sulla separazione

 delle carriere

Sono consapevole che, già leggendo il titolo di questo articolo, molte persone sceglieranno di non proseguire. Alcuni perché hanno già deciso di votare Sì, altri perché sono orientati verso il No. Tutto questo è lecito e legittimo. Tuttavia, io credo nel confronto, anche con chi la pensa diversamente da me: è proprio dal dialogo che possiamo acquisire maggiore consapevolezza, sia per rafforzare le nostre convinzioni sia per metterle in discussione.

Trovo invece poco utile confrontarsi con chi parte da un pregiudizio, ad esempio rifiutando la riforma solo perché proposta da questo governo : la riforma non va perché l’ha fatta questo governo, per cui non mi fido chissà cosa c’è dietro.  È una posizione legittima, ma ideologica e, in parte, incoerente, per coerenza, si dovrebbero allora rifiutare anche eventuali benefici derivanti dalle stesse politiche, ma questo è un altro tema.

La mia riflessione nasce dalla consapevolezza che ogni essere umano è portatore del bene e del male, poi l’imprinting familiare, la cultura di appartenenza, le persone che si frequentano, le relazioni sociali — dalla scuola al quartiere — contribuiscono a modellare il nostro comportamento sociale. Ognuno di noi può essere santo e diavolo, il tutto dipende dal nostro sviluppo cognitivo e dalle regole che la società ci impone.

Anche i comportamenti più estremi, come quelli dei dittatori, nascono da visioni del mondo costruite nel tempo, quello che fanno, per loro è giusto, anche uccidere chi non la pensa come loro, convinzioni spesso alimentate da fragilità, paura e dinamiche di gruppo. Questo non significa giustificare chi commette reati, ma cercare di comprendere i meccanismi psicosociali che li determinano. Sono esseri umani come noi che hanno sviluppato per educazione e contesto culturale una visione del mondo opposta ad esempio alla nostra.

Forse è per la loro fragilità che compensano con l’aggressività e il disprezzo nei confronti di chi non appartiene al loro gruppo, sviluppando una forte negazione dei loro sentimenti verso coloro che non la pensano come loro, realizzando un forte pregiudizio a supporto del loro comportamento.

Cosa c’entra ciò con il referendum?  Apparentemente nulla, tutto ciò può sembrare distante dal tema del referendum, ma serve a mettere in luce quanto sia importante riconoscere la complessità della natura umana e la raffinatezza dei meccanismi manipolatori.

La democrazia, infatti, si fonda proprio sulla consapevolezza dei nostri limiti e delle nostre fragilità, bilanciandoli con regole e contrappesi che evitino concentrazioni di potere.

Il referendum pone una domanda cruciale: è normale, ed è una garanzia per i cittadini, che nel Consiglio Superiore della Magistratura una delle parti del processo — quella requirente — sia parte integrante dell’organo giudicante?

La risposta potrebbe essere positiva solo se si credesse, in modo quasi utopico, che ogni magistrato sia perfetto, immune da fragilità, ambizioni o condizionamenti. Ma questa visione non tiene conto della realtà umana (che essi non abbiano fragilità, desideri, egoismi aspirazioni e perversioni come ogni essere umano). Pensare il contrario significherebbe proiettare su una figura “ideale” il loro Angelo Fustigatore che faccia giustizia contro i potenti responsabili (i politici, la destra o la sinistra, etc.) in sintonia con le loro aspettative di giustizia, dimenticando che anche la magistratura è un potere composto da esseri umani, con i loro limiti.

La storia dimostra che ogni sistema autoreferenziale tende, nel tempo, a degenerare. È proprio per questo che le democrazie moderne prevedono una separazione e un bilanciamento dei poteri.

La riforma proposta introduce la separazione delle carriere — distinta dalla separazione delle funzioni già esistente — creando due distinti CSM. Questo garantirebbe una maggiore autonomia tra i diversi ruoli, pur mantenendo invariato l’equilibrio tra membri laici e togati. Ogni CSM si occuperebbe delle carriere dei propri appartenenti, mentre una Alta Corte avrebbe il compito di valutare eventuali sanzioni disciplinari.

Un ulteriore elemento innovativo è l’introduzione del sorteggio per la selezione dei membri, sia togati sia laici. Questo meccanismo ridurrebbe il peso delle correnti interne, che oggi influenzano significativamente le elezioni nel CSM. Il sorteggio contribuirebbe a limitare la formazione di cordate di potere e i conseguenti vincoli, spesso poco trasparenti, tra eletti ed elettori.

Si tratta di un passaggio importante, perché il CSM non è un organo politico, ma amministrativo. Liberare magistrati e pubblici ministeri dalle logiche di corrente significa rafforzare la loro indipendenza e garantire, in modo più concreto, la terzietà del giudice, come previsto dalla Costituzione più bella del mondo.

Per queste ragioni, ritengo sia importante votare Sì.


 

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