domenica 26 aprile 2026

L'Infantilismo dei Diritti e il Ritorno della Violenza Politica

 

L'Infantilismo dei Diritti e il Ritorno della Violenza Politica

Si parla molto in questi giorni, come sempre in modo dicotomico, della sicurezza reale e sicurezza percepita.

La percezione è il processo cognitivo e psicologico che organizza e interpreta le informazioni sensoriali (vista, udito, odori, ecc.) per dare senso all'ambiente circostante. Non è una copia esatta della realtà, ma una rappresentazione soggettiva e attiva, che organizza stimoli in forme coerenti e significative alla percezione elaborata.

Oggi buona parte delle nostre percezioni della realtà avviene mediante i media e i social, i quali se da un lato informano dall’altro amplificano fenomeni veri, ma presentati in modo tale da determinare una sovraesposizione mediatica.

Questa sovraesposizione mediatica determina un conflitto tra la percezione della realtà e i dati statistici sulla tematica della sicurezza, e nei talk show diventa elemento di scontro manicheo o tifoseria permanente, tra chi sostiene che è un falso problema e chi lo considera una priorità, aumentando questa dicotomia senza entrare mai nel merito del problema.

Affrontare nel merito il problema della sicurezza sarebbe una iattura per l’attuale sistema politico perché toglierebbe ad entrambe le parti in causa gli argomenti per un consenso facile che si alimenta proprio nella reciproca faziosità ideologica.

Esiste un problema di sicurezza per i cittadini? Certamente, per affrontarlo è necessario uscire dalla dicotomia e far funzionare i valori della legalità, dei diritti e della responsabilità, del pluralismo e della solidarietà, valori e parole vacue nella cultura del manicheismo ideologico imperante.

La cosiddetta Sinistra dovrebbe avere il coraggio di rifiutare culturalmente la violenza (derivante dall’odio di classe), dovrebbe accettare il pluralismo delle opinioni diverse senza criminalizzarle, coniugare solidarietà e diritti con legalità. La cosiddetta Destra dovrebbe avere il coraggio di non confondere legalità con repressione, ed entrambi contrastare la deriva antidemocratica che si cela nell’antagonismo sociale e la sua saldatura con il radicalismo islamico che nega la cultura dell’occidente.

Ma proprio qui si misura la maturità di una democrazia: nella capacità di affrontare problemi complessi senza ridurli a slogan, senza trasformarli in strumenti di propaganda, senza piegarli alla logica del consenso immediato. La sicurezza non può essere né negata né strumentalizzata; deve essere compresa, analizzata e governata.

Serve un approccio pragmatico, basato sui dati ma anche sulla consapevolezza che la percezione, pur non coincidendo con la realtà, produce effetti concreti nella vita delle persone. Ignorare la paura significa lasciarla crescere; cavalcarla significa deformare la realtà. Tra questi due estremi esiste lo spazio della politica responsabile.

Al di là della percezione di insicurezza sociale, emerge il ritorno di una violenza politica anacronistica. Gli episodi legati ai movimenti pro-Palestina e alle celebrazioni del 25 Aprile, mostrano come il dissenso sfoci sempre più spesso in aggressione fisica. Il problema risiede in un corto circuito logico: l'autoproclamata superiorità morale di una certa sinistra — termine oggi di difficile definizione — crea una dicotomia tra 'buoni' e 'malvagi'. Da qui il passo è breve: se l'altro è il male assoluto, la violenza nei suoi confronti diventa, agli occhi dell'aggressore, una pratica legittima.

Questa chiusura identitaria distorce, anche in buona fede, la percezione del reale: l'altro non è più un interlocutore, ma un nemico da privare del diritto di parola e di manifestazione. È il paradosso del delirio autoritario, in cui l'individuo si autoelegge “eroe della democrazia” senza comprenderne i valori cardine, In questo processo smarrisce l'empatia e il rispetto per la vita che sono alla base della nostra civiltà. Si assiste a un'involuzione verso un pensiero infantile che rivendica diritti ma rifugge la responsabilità delle proprie azioni. È preoccupante osservare come una certa area della sinistra abbia abbandonato la cultura della legalità per abbracciare una concezione politica totalizzante. In un ecosistema mediatico che funge da cassa di risonanza per tali derive, l'assenza di una guida politica autorevole rende questa crisi democratica ancora più profonda.

Una politica che investa nella prevenzione, nell’educazione civica, nella qualità dell’informazione, che sappia distinguere tra disagio sociale e criminalità, tra integrazione e illegalità, senza confondere i piani né alimentare contrapposizioni ideologiche sterili.

Recuperare il senso del limite, del confronto e della complessità è forse la vera sfida. Perché la sicurezza non è solo un tema di ordine pubblico, ma una condizione che nasce dalla fiducia: fiducia nelle istituzioni, che devono garantire la convivenza civile.

Roberto Giuliano

 




 

 

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