mercoledì 3 giugno 2026

La sinistra autoritaria: il vestito democratico del neofascismo

 

La sinistra autoritaria: il vestito democratico del neofascismo

La Seconda Repubblica nasce per vari motivi, ma in particolare per distruggere la politica e, di conseguenza, indebolire le radici democratiche del Paese. Questo processo si è articolato in almeno cinque fasi:

  • 1° step: Il primo passo è stato indebolire i partiti della Prima Repubblica nell'immaginario collettivo e, indirettamente, la politica stessa. Si sono eliminate le preferenze ed è stata introdotta una legge elettorale maggioritaria, il Mattarellum (guarda caso). La criminalizzazione è poi passata dai singoli partiti alla politica in generale, al grido di “tutti corrotti”, “uno vale uno” e i “Vaffa” dei grillini, poi trasformatisi nel Movimento 5 Stelle. Con l'eliminazione dell'immunità parlamentare e del finanziamento pubblico, i nuovi partiti sono stati messi alla mercé della finanza privata per poter esistere, dimenticando che la democrazia ha un costo e che i partiti ne sono il fondamento costituzionale.

Questo primo step è stato utile per porre le bassi istituzionali affinché il pensiero manicheo si potesse affermare: destra/sinistra, ovviamente pian piano questa visione della società e delle relazioni umani si è diffusa nei gangli della società in quanto precondizione per l’affermazione del pensiero unico ai reciproci schieramenti trasformando la politica (che è l’arte del dialogo tra diversi) in tifoseria determinando una profonda frattura nel tessuto democratico. Questa operazione è alla base delle successive involuzioni del pensiero democratico.

  • 2° step: Si è passati poi alla svendita delle aziende pubbliche attraverso la manipolazione della realtà. Ci dicevano: “privatizzando le aziende si migliora il servizio e diminuiscono i costi”. Oggi possiamo affermare con certezza che si trattò di una narrazione mistificatoria sostenuta da tutti i media. La stessa operazione è avvenuta sul fronte del lavoro: “con una maggiore flessibilità aumenteranno occupazione, produttività e salari”. In realtà, si è semplicemente legalizzata la precarietà, indebolendo — con il consenso degli stessi lavoratori — il potere sindacale.
  • 3° step: Il referendum sul taglio dei parlamentari ha proseguito l'opera di degradazione della politica, facendo credere ai cittadini che fosse inutile mantenere dei “parassiti” e che si stessero solo “sprecando i soldi dei contribuenti”. Questa operazione ha prodotto due gravi danni alla democrazia: in primo luogo ha ridotto la rappresentatività elettorale dei territori e dei cittadini; in secondo luogo, un minor numero di eletti permette ai "poteri invisibili" un controllo più facile sulla politica. Il combinato disposto tra il taglio delle poltrone e l'impennata dell'astensionismo rende facilissimo controllare chi va a votare e condizionare partiti stretti da necessità di bilancio. L'equazione è semplice: l'opinione pubblica è difficile da manipolare, quindi è meglio se votano in pochi. Meno deputati significano meno persone da convincere. Se a questo aggiungiamo le liste bloccate, il risultato è la mediocrità al potere.
  • 4° step: La "vigile attesa" e il green pass. Al di là del dibattito tra pro-vax e no-vax — una tipica distrazione di massa utile solo a dare a ciascuna fazione un nemico, usando la paura come arma di condizionamento — queste sono state due scelte politiche travestite da misure sanitarie. Non si è trattato di impreparazione o ignoranza nella gestione della crisi: si è voluto creare un falso allarmismo sociale per gestire il potere con furbizia.
  • 5° step: L'ultima fase consiste nell’alimentare la mentalità manichea già sviluppata durante la pandemia. Tutto viene banalizzato, rifiutando l'analisi dei fatti nella loro complessità. Oggi si deve essere per forza o putiniani o ucraini, pro-Palestina (identificata con Hamas) o pro-Israele, con la teocrazia iraniana o con il "Grande Satana" americano, con Trump (dipinto come un pazzo) o con Ursula von der Leyen (esaltata come l'incarnazione della sapienza europea contro la rozzezza d'oltreoceano).

Tutto questo ovviamente ha delle responsabilità: innanzi tutto una parte della magistratura politicamente organizzata (le famose case matte di Gramsciana memoria), l’incontro tra l’integralismo cattolico di settori democristiani con gli ex comunisti, ormai senza anima, i quali hanno colto al volo gli interessi della finanza angloamerica per accreditarsi al nuovo corso post Yalta. In questo vuoto, la nascita delle 5 Stelle ha raccolto l'eredità dell'antipolitica da loro seminata ed amplificata oltre agli elettori delusi dai due blocchi tradizionali. Si è così strutturata nel Paese un'impalcatura ideologica che permette una manipolazione costante, alimentata da social e media. Questi ultimi disegnano una realtà distorta attraverso una comunicazione emotiva che favorisce la radicalizzazione esistenziale e identitaria. Ne deriva uno scontro sociale permanente che funge da distrazione di massa, poiché incentiva il "pensiero debole" e veloce a discapito della coscienza critica e dell'approfondimento (il "pensiero lento").

L'esempio lampante è l'abuso del termine "genocidio": usato ben oltre il suo significato etimologico, suscita un impatto emotivo tale da annebbiare le responsabilità di Hamas. Si arriva così a difendere un regime antidemocratico e teocratico come quello iraniano, banalizzando una questione complessa nella dicotomia tra buoni e cattivi. Ci si svezza alla fonte dei social, dove comici e cantanti, improvvisati esperti, dispensano verità assolute, rassicurando e criminalizzando le opinioni altrui. All'interno di questo nuovo scenario, i giornalisti non sono più solo spettatori che raccontano o censurano i fatti, ma attori di una dicotomia comunicativa. Spesso sono loro stessi a guidare la politica, trasformando il quarto potere in una forza schierata che alimenta un sistema basato sul caos informativo.

Oggi chi controlla i media e la comunicazione controlla e orienta l’opinione pubblica occidentale (cioè la finanza internazionale nelle sue diverse articolazioni, anche con presunte forme di beneficenza), ma per fare ciò è necessaria una opinione pubblica “ignorante”, isolata che ripudia il confronto, che individua in chi non condivide le proprie idee un nemico, Questa ignoranza è la nuova "banalità del male": come nel nazismo, si perde l'empatia e si trasforma il diverso in un nemico su cui scaricare le proprie frustrazioni.

Alcuni esempi chiariscono il senso di questa disinformazione manichea. Pensiamo a un'associazione nata per combattere la discriminazione omosessuale che, nell'organizzare il Gay Pride, decida di escludere un'associazione israeliana a meno che questa non si dissoci dal governo Netanyahu. In questo modo, non solo si discrimina una realtà che persegue gli stessi obiettivi, ma, per piegarsi a un Pensiero Unico e totalizzante, si finisce indirettamente per difendere chi, per cultura, è omofobo. Anche la storica scelta di appartenere alla Comunità Europea viene affrontata con la stessa dicotomia: da un lato il rifiuto dell'Europa "matrigna" (o il "no euro"), dall'altro lo spauracchio del "senza l'Europa siamo finiti". Si tratta di posizioni utili per fare polemica e raccogliere consensi, ma inefficaci per risolvere i problemi. Si potrebbe, ad esempio, criticare l'Europa dei banchieri e delle lobby e puntare, invece, agli Stati Uniti d'Europa, un progetto in cui non ci sarebbero più figli e figliastri. Un altro esempio è la gestione del fenomeno migratorio, dove il meccanismo manicheo vede scontrarsi due posizioni irragionevoli: da una parte la cosiddetta sinistra dell'accoglienza indiscriminata (una visione quasi evangelica, spesso etichettata come "buonista"), dall'altra la destra del "mandiamoli tutti a casa loro". È evidente che queste due visioni, oltre a essere inconciliabili, servono solo a radicalizzare il consenso elettorale; pertanto, la politica si fa sempre contro a priori e mai per. Basterebbe che destra e sinistra cooperassero per il rispetto della legalità per giungere a provvedimenti condivisi, ma ciò contrasta con gli interessi economici ed elettorali in gioco.

Purtroppo, l'attuale sinistra ricorda i movimenti extraparlamentari degli anni '70: accoglie qualsiasi istanza (e linguaggio) utile a contrastare il governo, arrivando persino a giustificare palesi forme di violenza. Subito dopo, però, quasi colpita da una sindrome bipolare, si lancia in sermoni sull'inclusività e contro il linguaggio d'odio. Così facendo, dimentica che i sentimenti umani non si possono estirpare, ma solo educare; e per educare servono regole che affondino le radici nei nostri valori. Far rispettare i valori della nostra civiltà — per quanto imperfetta, pur sempre perfettibile — attraverso le regole si chiama legalità. Essa non è né di destra né di sinistra, ma rappresenta il fondamento della nostra Costituzione e della democrazia stessa. Non comprenderlo significa spianare la strada a una deriva autoritaria o fascista, di cui la pseudo-sinistra e alcuni settori della destra si stanno rendendo responsabili.

P.S. Spero ardentemente in un ritorno al sistema proporzionale con sbarramento e senza vincoli di apparentamento, affinché possano rinascere comunità politiche sorrette da veri valori. Auspico inoltre il ripristino del finanziamento pubblico, essenziale per dare autonomia ai partiti, e credo non si debba mai dimenticare la lezione di Giovanni Falcone: "seguire il denaro" per comprendere chi ci sia davvero dietro ai tanti movimenti che hanno come unico obiettivo quello di bloccare il Paese e indebolirlo economicamente.

Roberto Giuliano

 


 

 

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