sabato 11 aprile 2026

Siamo ancora liberi? Informazione e IA nell’era della manipolazione: i rischi per l’Occidente

 

Siamo ancora liberi? Informazione e IA nell’era della manipolazione: i rischi per l’Occidente

Il potere, qualunque forma assuma, ha sempre bisogno di consenso, e, quando necessario, non esita a ricorrere anche alla menzogna pur di ottenerlo. Questo è particolarmente vero nei sistemi autoritari, ma non è un fenomeno estraneo neppure alle democrazie. Lo racconta molto bene Michel Foucault, in Sorvegliare e punire, mostra come il carcere non nasca per ragioni umanitarie, bensì come strumento più efficiente di controllo: un sistema capace di sorvegliare, normalizzare e formare “corpi docili” attraverso una rete continua di controlli. Il potere autoritario si fonda sulla paura, ma l’uso eccessivo e visibile della violenza — torture ed esecuzioni pubbliche — finisce per generare, nel tempo, rabbia e risentimento, diventando controproducente.

Per questo, nelle società occidentali, tali pratiche sono state progressivamente nascoste: la violenza non scompare, ma si sposta nell’ombra delle istituzioni. Il carcere diventa, così, un luogo simbolico di controllo, capace di incutere timore senza esibire apertamente la brutalità. Questo non significa negare l’utilità del sistema carcerario: al contrario, il livello di civiltà di una società si misura anche dalla qualità delle sue carceri e dalla loro capacità di favorire il reinserimento.

Le democrazie occidentali, proprio per la loro natura, non possono basarsi su forme esplicite di coercizione. Tuttavia, con l’avvento della tecnologia, si è aperto uno scenario nuovo e ancora poco regolamentato: un sistema di influenza molto più sottile e potente, capace di manipolare l’opinione pubblica attraverso l’informazione.

I social media, in particolare, attribuiscono alle notizie una legittimità simile a quella del giornalismo tradizionale, ma senza assumerne le responsabilità. In questo contesto, la manipolazione diventa più efficace proprio perché meno visibile.

Con l’avvento dell’era digitale le modalità manipolative hanno avuto un potenziamento esponenziale ma, per essere funzionali, è stato necessario distruggere la Politica e i partiti intesi come comunità valoriali.

Il primo atto di questa involuzione è far retrocedere il pensiero complesso (Daniel Kahnman direbbe il pensiero lento) in pensiero semplice o manicheo (pensiero veloce). Ciò è necessario perché il nostro cervello funziona a risparmio energetico: preferisce soluzioni immediate, schemi semplici, contrapposizioni nette, dunque polarizzando il dibattito (bianco/nero, destra/sinistra, roma/lazio, etc.) ed etichettando moralmente noi stessi e gli altri, trasformiamo il dialogo sociale in conflitto amico/nemico, che è oggettivamente la fine della democrazia, anche se ad oggi non si intravede il rischio di una guerra civile ma potrebbe avvenire.

Il pensiero complesso — quello che richiede tempo, analisi e spirito critico — è stato sostituito da un pensiero rapido, semplificato, spesso manicheo. Etichettare la realtà è un processo tipicamente infantile, necessario per una presa di conoscenza e consapevolezza del mondo che lo circonda, ma far regredire il pensiero complesso degli adulti, in quello manicheo è volutamente una operazione economica/politica.  

 La consapevolezza che il nostro cervello funziona a risparmio energetico, determina una memoria corta e la facilità ad accettare le verità che si presentano come un piatto pronto per l’uso(pseudo-logiche), ciò avviene mediante l’accettazione passiva di messaggi riproposti in modalità indiretta o ossessiva ma con motivazioni “logicamente accettabili” date da fonti autorevoli, senza un reale processo critico.

Un esempio concreto è stato il messaggio che abbiamo ricevuto durante la pandemia, (non entro nel merito di vaccini si o vaccini no) ma del messaggio espresso in mondovisione: se infettati stare in “Vigile attesa …” Ovviamente non possiamo eludere il clima di paura, se non di terrore, di quei terribili mesi o anni, un clima che ha favorito in tutti noi una accettazione incondizionata, favorita mediante il pensiero veloce.

Riflettendo con il pensiero lento tornano alla memoria gli studi antropologici che ci raccontano che quando ancora la scienza non esisteva e se “un primitivo” si ammalava lo sciamano, che non sapeva cosa fare, praticava una danza per curare il malato, poi penso al comportamento abituale dei nostri genitori, che se un figlio piccolo si ammalava prima di chiamare il dottore si provava a calmare il pianto con un semplice bicchiere di acqua calda bollita con zucchero e una foglia di alloro, che a volte era anche il consiglio del medico, per cui  quando uno sta male non si può stare in vigile attesa, ma deve essere curato. La vigile attesa è la negazione della scienza medica, comunque si prova a curare, certamente si va a tentativi, ma si cura.

Questo esempio di un messaggio contraddittorio che tutti abbiamo accettato e subito, ha determinato in noi la creazione di nemici: coloro che non si sono voluti vaccinare, facendoci diventare intolleranti e perseguendo, anche legalmente, coloro che rifiutavano la regola imposta dal messaggio. Essendo la Vigile attesa, comunicato come un messaggio manicheo, ha determinato nei cittadini un comportamento che gli antichi romani conoscevano molto bene per governare il popolo, il famoso dividi et impera. Sono passati secoli ma ancora oggi questi meccanismi manipolatori funzionano, perché l’essere umano come evolve può involvere.

Oggi con l’IA e influencer le opportunità di condizionamento nei confronti dei cittadini sono enormi, (dai like agli algoritmi che ti fanno vedere solo le notizie che tu hai involontariamente comunicato che ti piacciono) più si afferma il pensiero manicheo, più c’è il bisogno nei giovani e non, ad omologarsi, a stare dalla parte dei buoni, dei giusti, contro coloro che si considerano cattivi e reciprocamente sarà riprodotto il meccanismo da coloro che considerati cattivi considerano gli altri cattivi.

Ogni schieramento manicheo considera se stessi portatore di valori universali positivi ma nega agli altri questi stessi valori: “se sei di destra non puoi essere una persona che ama la solidarietà, se sei di sinistra non puoi amare la legalità”. Il dramma, di questa assurdità, e che molte persone anche in buona fede ci credono. Percepire l’altro come nemico può portare a giustificare sia forme di intolleranza verbale (considerare giusto non far parlare colui che la pensa diversamente da me) sia di violenza fisica.

Per difendere la democrazia gli attuali partiti devono avere il coraggio di tornare alle comunità politiche valoriali, a partiti che dialogano, ricchi delle loro peculiarità, con un sistema elettorale che ne favorisca la nascita, come il proporzionale senza accorpamenti precostituiti (come dx o sx). La differenza italiana, con altri paesi europei dove vige il maggioritario, è che in quei Paesi non c'è una storia di litigiosità, “del particulare” identitario e di tifoseria come quella italiana.  

Altra cosa buona e giusta è il ritorno in modo trasparente del finanziamento pubblico, ed anche privato, perché la democrazia ha un costo, ma la sua erosione ne ha uno ancora più alto. Difenderla significa riconoscere i nuovi strumenti del potere e sviluppare gli anticorpi culturali necessari per non esserne inconsapevolmente dominati.

Roberto Giuliano 


 

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