giovedì 13 ottobre 2022

Lettera aperta ai compagni del PD

 

Lettera aperta ai compagni del PD

Premesso che chi vi scrive è sempre stato ed è socialista e Craxiano, mai pentito di ciò, e che negli anni in cui è stato sindacalista degli edili della Cgil ha sempre avuto un forte rapporto unitario nel lavoro sindacale con i compagni comunisti, ma da sempre anticomunista o acomunista, nella politica, ciò nella convinzione che dal confronto tra culture diverse si trovano soluzioni ai problemi del paese e dei lavoratori. Non ho mai votato il cosiddetto centrosinistra della Seconda Repubblica, per quanto ho creduto nell’esperienza della Rosa nel Pugno, ma purtroppo è stato solo un cartello elettorale  e dunque, dedito alla sconfitta, cosa che avrei dovuto comprendere, perché quando le alleanze si realizzano solo sulla necessità per essere eletti e non quella di creare una comunità di intenti, il fallimento ne è sempre il risultato ed è ormai una prassi della Seconda Repubblica nonostante la ricerca del sistema elettorale perfetto. Prassi quest’ultima di cui il Pd ne fa largo uso.

Sono 30 anni che il Pci si è sciolto e noto che nella vostra evoluzione a forme diverse di organizzazione politica avete perso quell’anima sociale che ci permetteva un dialogo anche aspro sulle soluzioni da dare alle questioni sociali perché entrambi ne riconoscevamo la necessità di affrontare tali problematiche.

Non voglio guardare al passato, alla mancata occasione di confluire nel Psi che Craxi e De Michelis vi proposero, avete fatto legittimamente altre scelte che se è vero vi hanno portato al potere avete disperso l’anima sociale che dava un senso al termine sinistra. Non avendo realizzato una vera Bad Godesberg, dopo 30 anni vi ritrovate al punto di partenza.

In questi anni avete cambiato nomi, segretari e alleanze ma la sostanza culturale è sempre la stessa, sia quella cattocomunista e giustizialista come logica conseguenza evolutiva dell’ultimo periodo Berlingueriano, quando sollevò in modo ipocrita la falsa questione morale (non è che questo problema non esista) che poi in realtà egli riproponeva in modo diverso il doppiopesismo di Togliattiana memoria.  L’altro aspetto è quella presunta superiorità morale che fa considerare l’appartenenza al partito una diversità e superiorità antropologica, per quanti nomi cambiati e matrimoni politici consumati questo aspetto continua a produrre danni a voi, ma anche sociali nel Paese, favorendo una cultura manichea che si sta diffondendo come un virus letale per la democrazia nel suo combinato disposto tra legge elettorale maggioritaria e media.

Alcuni di questi media, in particolare quelli legati al capitalismo famigliare italiano, che sopravvivono grazie alle prebende dello stato e non alle loro capacità imprenditoriali, sono ormai anni che interferiscono nella vita del vostro partito, a conferma di una rottura con quel legame con i ceti popolari, esasperando il contrasto tra giustizia sociale e diritti civili, a scapito della giustizia sociale per una politica dei diritti di natura ideologica per restare nello schema manicheo.

Oggi dopo la sconfitta elettorale del 25 settembre avete aperto un periodo di riflessione, come di norma fanno i partiti seri, che vi porterà al congresso. Ascoltando su Radio Radicale gli interventi della vostra direzione non si può negare un dibattito a più voci con una forte senso di messa in discussione. Comunità, identità, rinnovamento del gruppo dirigente, alleanze, legge elettorale responsabile della sconfitta, nuova legge elettorale, pacifismo, guerra, caro energia etc. tutti temi trattati nei vari interventi anche con critiche aspre al partito e alle sue alleanze.

Ci sono due aspetti, a mio parere, estremamente negativi che nel dibattito non sono stati messi a fuoco, e cioè dare la responsabilità agli elettori di non aver capito il Pd, e l’essere la sinistra come un dogma che, ovviamente, in quanto dogma percepisce coloro che non accettano il dogma come “infedeli”, fascisti, la destra, questa destra, l’ultra destra, impresentabili etc.

Pensare che quando si perde è colpa degli elettori vuol dire non mettere in discussione la qualità del messaggio, i contenuti e la proposta politica, il modo in cui si manifestano i propri valori di riferimento.  Di norma in politica bisogna avere il coraggio di fare proprio il motto che dice: “l’elettore ha sempre ragione”.  L’elettore valuta il rapporto tra ciò che si dichiara e ciò che si fa o non si fa, può piacere o no ma oggi il PD viene percepito come il partito dei ceti agiati, che non difende il mondo del lavoro, il partito degli affari, il partito che predica il bene comune, ma poi i servizi pubblici dimostrano l’opposto, si professa liberale e Keynesiano, ma privatizza ai soliti noti, non credo che ciò sia tutto vero, ma questa è la percezione con cui bisogna fare i conti.

L’altro aspetto fondamentale è la narrativa sulla sinistra e il potere. Cosa è la sinistra? Un luogo?  Un modo di essere? O dei valori? Certamente dovrebbero essere dei valori, ma i valori non sono una esclusività di uno schieramento, i valori sono il cemento di una comunità e di un Paese.  L’a differenza che può esistere è nel modo di calibrarli. La libertà è un valore, ma esso può essere concepito in modo diverso, tra chi ad esempio crede che l’individuo deve solo rispettare le libertà che lo stato gli concede e chi concepisce la libertà come il diritto di fare ciò che più gli aggrada.

Quando la libertà viene concepita agli estremi essa perde l’essere un valore che unisce e diventa divisiva perché si trasforma in ideologia.

Non a caso in Europa coloro che rappresentano per convenzione la sinistra essi si chiamano socialisti o socialdemocratici, movimenti politici valoriali che hanno abiurato le ideologie che sono state il dramma e l’orrore del 900. Lo stesso meccanismo psicologico vale per il potere. È normale che i partiti lottano per il potere ed esso non è ne buono ne cattivo ma dipende come gli uomini lo usano, nel caso dei partiti essi dovrebbero usarlo per realizzare le loro visioni valoriali ma se esse diventano ideologia il potere si trasforma o in forme illiberali fine a se stesso o autoritario nel realizzare la sua visione.

Oggi il Pd si trova a dover fare delle scelte che non sono automaticamente risolvibili con un cambio di nome o di segretario, ma di una profonda rivoluzione culturale che produca una classe dirigente figlia di questa rivoluzione. Certamente oggi qualunque riflessione, se da un lato deve saper cogliere le contraddizioni che emergono dalla nuova rivoluzione dell’economa digitale, dall’altro deve scegliere le sue radici valoriali con il quale affrontare la lettura della società e proporre proposte e soluzioni.  Le radici sono quelle del socialismo umanista della tradizione riformista, che coniuga diritti a responsabilità, che espelle dal suo seno le ideologie ma riesce a cogliere in modo laico i contributi dei vari pensatori del secolo scorso da Turati a Gramsci da Roselli a Don Milani, da Proudhon a Craxi.

 Le parole, più che mai nell’universo digitale, danno senso alla realtà che si percepisce e che si vuole comprendere, ma anche i simboli comunicano le radici alla quale ci si vuole ispirare, e se la strada maestra è il socialismo democratico per rappresentare una sinistra laica e non ideologica, portare un garofano ad Hammamet è fare una scelta di campo, non sarà largo, ma certamente un campo coerente con le persone  che lavoreranno per realizzare una società più giusta.

PS. per un ritorno alla politica con la P maiuscola

1) Ripristino del finanziamento pubblico e regole trasparenti per i privati, perche la democrazia costa

2) ritorno al proporzionale puro al primo turno e maggioritario al secondo con elezione diretta del premier o del presidente cosi si coniuga partecipazione e governabilità

Roberto Giuliano

 


 

domenica 11 settembre 2022

Il Virus dell’antipolitica

 

Il Virus dell’antipolitica

In Italia, e non solo, da tempo si aggira la pandemia dell’antipolitica che, complice anche la gestione del covid, ha fatto emergere in modo virulento l’antipolitica nella battaglia tra Vax e No Vax , tra green pass e no green pass. Ovviamente l’antipolitica si nutre e cresce nel percepire la realtà in modo manicheo. Non è un caso che a queste elezioni politiche si presentano, come partito, molti dei movimenti No Vax, con idee e progetti molto discutibili  e classi dirigenti di dubbia capacità e competenza.

Ma cosa è, e cosa si intende per antipolitica? “Con questo termine si intende comunemente un sentimento di avversione spontaneo e generalizzato contro la politica che può avere diverse manifestazioni: dall’astensionismo elettorale alla delegittimazione della classe politica, al successo di movimenti neopopulisti grazie al ricorso a formule e slogan che accentuano un senso di rifiuto della politica tradizionale.”  “Il fenomeno dell’antipolitica, rivela, infatti, insieme al sentimento di alienazione e ostilità della cittadinanza verso la classe dirigente, una crescente esigenza di partecipazione alla gestione della cosa pubblica e alle tematiche che riguardano la collettività”. Treccani.

L’antipolitica e le fake news sono sempre esistite, ma la prima è come un virus, a differenza di una bugia, perché si diffonde creando una mentalità che a differenza di una fake non può essere smentita. Il virus dell’antipolitica si espande mediante le banalità dell’ignoranza del senso comune, oggi amplificate e propagandate dai media. L’antipolitica delegittima la politica per essere se stessa politica, con dei burattini mossi da burattinai che agiscono nell’ombra del loro potere economico. Paradossalmente coloro che sposano e sostengono l’antipolitica sono gli utili idioti che distruggono se stessi, come sempre è avvenuto nella storia, fascismo e comunismo e altre dittature si sono realizzate con il consenso del popolo.

 Nella prima Repubblica ci fu il fenomeno del movimento e, successivamente, un partito politico italiano sorto attorno all'omonimo giornale (L'Uomo qualunque) fondato a Roma nel 1944 dal commediografo e giornalista Guglielmo Giannini. Questo fenomeno sociale non ebbe un grande seguito elettorale e fu assorbito dalla presenza dei partiti di massa (DC,PSI,PCI).  Certamente l’antipolitica non sparì ma continuò a sopravvivere in modo carsico durante tutta la prima repubblica, essa si manifestò in vari momenti della vita politica di quegli anni, con la contestazione studentesca, con le varianti ideologiche del comunismo ortodosso, con il catastrofismo ecologico, con il giustizialismo, ed in particolare con la pandemia chiamata Mani Pulite.

Essa emerge come un geyser (eruzione intermittente) da bisogni veri della società e si insinua con la semplicità dell’ignoranza e del pregiudizio nella visione ingenua di mentalità semplici nell’affrontare problemi complessi. Per alcuni aspetti l’antipolitica è simile alla visione freudiana dell’amore: amore e odio; rassegnazione e partecipazione, passione e indifferenza, ma anche rassegnazione e violenza sia verbale che agita. L’antipolitica è da sempre funzionale al potere dominante o a coloro che ne detengono parte di esso, e in modo cinico vogliono aumentare la loro influenza sulla società democratica per i propri legittimi interessi, ma non dichiarati.

Con l’avvento delle nuove tecnologie anche l’antipolitica ha trovato spazi nuovi dove operare. Tale fenomeno è allarmante, in particolar modo per le democrazie occidentali, perché le dittature hanno il problema opposto (non far crescere l’opinione critica con questi strumenti che bypassano la censura) e strumenti di controllo sociale autoritari consolidati.

Come combattere l’antipolitica? Non ci sono cure certe, ma alcuni antinfiammatori già sul mercato esistono, il problema è trovare i medici che li prescrivono.  

La prima dose, come preparazione, sarebbe quella di riportare nell’alveo democratico la magistratura con una forte cura ri-costituente di responsabilità e gerarchia.

 La seconda dose riguarda i media per i quali la cura prevede una editoria pura senza conflitti d’interesse tra banche, attività finanziarie e manufatturiere.

La terza cura è quella che deve ricostruire la classe politica e prevede un sistema elettorale proporzionale al primo turno e maggioritario al secondo con l’elezione del premier o del capo dello stato (qui necessita una riforma costituzionale),  questa cura antinfiammatoria va supportata  da una forte dose di antibiotici per eliminare il falso moralismo mediante  il ripristino del finanziamento  pubblico  e privato trasparente ai partiti e ristabilendo l’immunità parlamentare per dare autonomia e forza alla politica nei confronti del mondo economico.

Con un antipolitica cosi circoscritta fuori dai Palazzi del potere, serve un’ultima dose, ed è la più importante, la riforma strutturale della burocrazia (scuola e sevizi ) affinché sia al servizio del cittadino e non autoreferenziale come è oggi. La cultura umanistica con i suoi valori e competenza, con l’aggiunta di umiltà, sono le vitamine necessarie a supporto della cura.

Questa cura, già nella sua realizzazione, libera risorse finanziarie, ma il colpo mortale all’antipolitica arriva con un mix di politiche economiche espansive, detassazioni e favorendo gli investimenti privati.

Certo sarebbe utile, per debellare questo virus, un ospedale con una buona terapia intensiva per rianimare la Repubblica chiamato Assemblea Costituente.

Roberto Giuliano


 

Gramsci, Wanna Marchi e la politica delle tifoserie.

  Gramsci, Wanna Marchi e la politica delle tifoserie .   Non sempre siamo consapevoli di vivere in un mondo profondamente interconnesso...