martedì 15 marzo 2022

Ucraina: la mancanza di nuova Yalta

Ucraina: la mancanza di nuova Yalta

Per capire, che non vuol dire giustificare l’aggressione Russa all’ Ucraina è importante comprendere la genesi degli eventi, come per un virus, se non si studia la sua evoluzione porta a morte certa,e non si trovano le soluzioni per poter evitare la tragedia finale.

Il terzo millennio ha segnato la fine la fine del comunismo e la vittoria del capitalismo su di esso. Ma cosa era ed è il comunismo? per molti è stato una potenza militare, una dittatura feroce, ma ciò non basta a spiegare la sua forza attrattiva nel mondo. Esso è stato una fede, una speranza di un mondo migliore, dove trionfa la giustizia e l’uguaglianza tra tutti gli uomini e le donne. Diceva Popper il comunismo è il tentativo di realizzare il regno dei celi in terra.  Si il comunismo è stato prima di tutto un messaggio religioso di redenzione dell’uomo, una religione di tipo monoteistica con le sue varie eresie.  Prima di essere una forma di potere, esso ha avuto la potenza di essere una religione e come tutte le religioni o ci si crede o no. Questa sua forza di propagazione e di proselitismo ha certamente trovato un forte ancoraggio nella realtà di miseria e diseguaglianze che si viveva in Europa in piena rivoluzione industriale. Ma aldilà delle condizioni sociali per la quale ha trovato un terreno fertile di radicamento nel mondo, quale era ed è il perno della sua teoria? La distruzione del Capitalismo.  

Come ogni religione monoteistica essa si fonda sul manicheismo del bene e del male e su cosa fare per estirpare il male presente nella società. Il Comunismo intravede nel capitalismo la responsabilità della alienazione e frustrazione dell’essere umano, e non intravede nessuna possibilità di redenzione dell’uomo dentro un sistema di produzione capitalistica perché esso è basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

 Il Capitalismo e ciò che esso comporta nel bene e/o nel male, ha visto nel comunismo il suo nemico mortale, per cui bisognava fare quadrato per  tutelare la sua sopravvivenza , ed impedire la diffusione del comunismo, improntando politiche sociali, da qui l’affermarsi di varie forme di capitalismo sia democratico che autoritario, con sistemi di stato sociale differenziato  tra gli stessi paesi occidentali, in base alle proprie storie culturali e rapporti di forza  liberal democratiche, con l’intento, a volte nobile di emancipare i propri cittadini, ma fondamentalmente bisognava scongiurare che le masse in modo democratico votassero per il comunismo.

Con la fine del comunismo sovietico il capitalismo non ha più un nemico mortale da temere, non è un caso che Bill Clinton ha tolto i vincoli alla finanza americana che erano stati messi nel 1929 per evitare che la speculazione finanziaria potesse determinare crisi economiche come avvenne nel’29. La crisi dei titoli tossici del 2008 viene dalle società finanziare americane e si diffonde nel mondo globalizzato impoverendo stati e cittadini. Papa Woytila che ha conosciuto il comunismo disse: il capitalismo ha vinto ma i poveri ci sono comunque. Certamente oggi abbiamo l’urgenza di fermare la guerra che i Russi hanno dichiarato all’Ucraina cercando di evitare la 3 guerra mondiale.

Con la fine del comunismo è finito anche l’accordo di Yalta che divise il mondo in due sfere di influenza quella comunista e quella democratica. Il mondo occidentale non ha sentito la necessità di un novo accordo mondiale, perché la scomparsa del comunismo ha legittimato il capitalismo come sistema mondiale di economia (vedi il comunismo capitalista cinese) ed erroneamente si è pensato che grazie al capitalismo la democrazia si sarebbe affermata autonomamente in tutto il mondo

Anzi qualcuno, i democratici americani, hanno pensato che ormai si era legittimati ad esportare la democrazia con le armi e così abbiamo assistito allo sconvolgimento del Nord Africa con le cosiddette primavere Arabe che invece di favorire la democrazia hanno favorito i vari movimenti di fondamentalisti Islamici, purtroppo ancora oggi presenti.

I paesi dell’Europa centrale usciti dal comunismo hanno cercato la via democratica individuando nella UE una sponda per evitare di cadere nel dispotismo asiatico degli ex stati sovietici russofoni, ma mentre con la fine del comunismo spariva anche l’alleanza militare definita il Patto di Varsavia, la Nato sorta per bilanciare e difendere gli stati Occidentali dell’Europa, ha continuato a sopravvivere a se stessa, venendo meno il suo fine. Nell’euforia di quegli anni c’era chi pensava di far aderire la Russia all’Europa e alla Nato, e chi non si fidava dell’orso Russo, anzi vedendo la sua debolezza intrinseca si è ipotizzato e poi realizzato di poter assorbire le zone di influenza russe con quelle americane e occidentali. Certamente non era utile disturbare l’orso Russo a casa sua essendo comunque una potenza nucleare.

A volte si dimentica che i popoli sono fatti da uomini che condividono valori e disvalori come ogni essere umano, ed umiliare una persona o un popolo ne determina una reazione di orgoglio nazionalista. Come sempre la storia la si studia ma non si ricordano i suoi insegnamenti.

La Nato nonostante la fine del comunismo senza aver mai modificato il suo fine, di arginare il comunismo, ha continuato ad espandersi ai vari stati ex satelliti della Russia sovietica, circondando sempre più la parte europea della Russia, determinando giusto o sbagliato che sia la sindrome di accerchiamento della Federazione Russa.

 La Russia di oggi non è più un Paese comunista ma uno stato autoritario capitalista come la Turchia, l’Arabia Saudita, l’Iran o paradossalmente La Cina. Per tanto lo scontro tra Occidente e Russia di oggi, tramite lo scontro armato determinato con l’aggressione all’Ucraina è uno scontro tra due paesi capitalisti che si fronteggiano per allargare le loro zone di influenza, con la differenza che l’occidente per ogni sua azione necessita di forme di consenso democratico mentre gli stai autoritari no.

Come uscire da questa aggressione Russa all’Ucraina? Certamente evitando un conflitto mondiale, ma non si può abbandonare il popolo ucraino ad essere schiavo di un altro popolo. Credo che la scelta di essere un Paese neutrale nel grande gioco globale non umili né il popolo ucraino e ne quello russo. Con la neutralità si garantisce la democrazia e il benessere al proprio popolo e si garantisce sicurezza alla Russia. Giustamente qualcuno potrebbe obiettare ma così il popolo Ucraino non è sovrano, ma secondo voi la Svizzera, l’Austria e la Filandaia non sono stati sovrani? In questi anni i loro popoli non aderendo a nessuna coalizione militare hanno o non hanno partecipato al benessere dei loro popoli con accordi sia con l’Europa che con accordi bilaterali con altri stati nel mondo? Certamente per giungere ad un accordo sarà necessario porre fine da subito da parte della Russia di smettere di bombardare l’Ucraina e dunque far tacere le armi da ambo le parti.

Onu e UE devono garantire la tregua, e per quello che riguarda i territori a SUD le opzioni in campo possono essere tra una forte autonomia statuale, sempre nel quadro della neutralità o referendum sotto l’egida dell’ONU tra stati indipendenti neutrali o di adesione alla Russia. Chi pensa che dobbiamo distruggere l’orso russo, chi crede che la Russia possa implodere non si rende conto che sta buttando benzina sul fuoco.  Oggi c’è la necessità di una nuova Yalta o di un nuovo equilibrio internazionale per garantire la pace nel mondo. Essa non solo è minacciata dalle insidie degli Stati autoritari o teocratici ma anche le democrazie per non essere ipocriti hanno le serpi nel loro seno.

Roberto Giuliano

                                                                                                   Continua 1

https://lesfumaturedelgarofanorosso.blogspot.com/2022/03/ucraina-la-vittoria-del-capitalismo-e.html

 

 


 

martedì 8 marzo 2022

LA GOCCIA ROSSA SUL TAPPETO NERO

Dalla prefazione di Giancarlo Lehner
Roberto Giuliano fa politica a tempo pieno, senza, però, tralasciare mai i momenti di ripiegamento e di riflessione.
Nella «Goccia rossa», vero e proprio diario di bordo, sintesi, appunto, del generoso ed intrigante sforzo di approfondimento e di messa a fuoco, Giuliano illustra il proprio percorso di socialista autonomista, immune dal contagio della terza narice, giammai sedotto dalla propaganda del PCI.
Lo stesso atteggiamento attento e critico, l’autore dimostra verso tutte le leggende, le mezze verità e i travisamenti della realtà, che sono, da sempre, pane quotidiano, ammannito da un’editoria e da un mondo dell’informazione, orfani sì della psicosi comunista, eppure tuttora impegnati nella rappresentazione negativa e apocalittica dell’esistente, specie quando al governo non vi
siano gli avanzi del PCI e della DC dossettiana, bensì gli interpreti
moderni del riformismo.
 
 
LA GOCCIA ROSSA SUL TAPPETO NERO
di Giorgio de Neri
C’è un capitolo centrale, una sorta di agnizione, nell’ottimo libro di Roberto Giuliano, “La goccia rossa sul tappeto nero” (editore Ponte Sisto), e sta nelle pagine da ottantuno in poi, nel capitolo centrale del saggio, quello intitolato “Fascismo e comunismo”. Perché la matrice hegeliana delle due ideologie che hanno insanguinato il mondo per salvarlo, esattamente come hanno fatto ieri e anche oggi le religioni, sono le due risposte uguali e contrarie all’entrata delle masse nella politica dalla fine dell’800 in poi.
 
E nei paesi meno evoluti, come quelli del Sud Europa, a cominciare dall’Italia, e inquelli del Centro e Sud America, queste due ideologie “di risposta” hanno provocato i danni più seri.
Quelli italiani, dopo il tragico Ventennio e la guerra, li scontiamo ancora oggi se diamo per buona la visione del mondo dei radicali pannelliani contenuta nel famoso libello “La peste italiana”. Infatti la partitocrazia del dopoguerra e quella attuale altro non sarebbero che la continuazione corporativa del fascismo su base tendenzialmente pluripartitica.
 
Con sopra l’innesto del conservatorismo cattolico e di quello comunista. Il famigerato “fascismo dell’anti fascismo”. Ma senza possibilità liberale di evoluzione. E in effetti, a vedere come è ridotto oggi il Pdl, “partito liberale di messa” più che di massa, per non parlare della sinistra che sta in mano al giustizialismo dipietrista, c’è veramente poco da ridere. Da una parte il Vaticano, dall’altra i magistrati, questa Italia non è certo quella che voleva Bettino Craxi. Per non parlare di Einaudi o dello stesso De Gasperi.
 
E anche per questo appare efficace e credibile la prefazione fatta a questo libro da Giancarlo Lehner, uno dei pochi cani sciolti socialisti di tendenza liberale eletti in questo Parlamento.
E Lehner fa una magistrale provocazione, quella di rivalutare il famigerato piano di Rinascita democratica attribuito alla Loggia Propaganda 2 di Licio Gelli. Scrive Lehner: “Il perdurante luogo comunismo ha fatto sì che Pacciardi e Sogno siano passati a miglior vita con l’odiosa taccia di golpisti, mentre sul Pci, con tutti gli accertati milioni di dollari provenienti illegalmente dal Pcus, si seguita a raccontare la balla che fu ”diverso“, ”onesto“ e ”sinceramente democratico“. L’altro ”topos“ velenoso e che, anzi, viene rispolverato ogni volta che Berlusconi accenna alla minima riforma della giustizia, riguarda il piano di rinascita democratica della Loggia P2”. Ricorda Lehner che “ultimamente, anche l’eurodeputato De Magistris ha rilanciato l’allarme di sempre: vogliono realizzare il piano di Gelli. Ora, il solo modo per smontare tale luogo comune è portare a conoscenza del lettore il testo di Gelli, ciò che utilmente fa Giuliano nella sua appendice antologica. Fra l’altro, in tema di giustizia, le proposte di quel piano fatto diventare luogocomunisticamente famigerato, appaiono, invece, per lo più ragionevoli, sensate, miranti, anzi, ad occidentalizzare la nostra macchina giudiziaria”. Viene poi citato il brano più importante di quel piano, quello che riguarda la magistratura: “Sull’ordinamento giudiziario: le modifiche più urgenti investono: la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati; il divieto di nomina sulla stampa dei magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari; la normativa per l’accesso in carriera (esami psicoattitudinali preliminari)…”. 
Poi si parla della separazione delle carriere e della “responsabilità del Guardasigilli verso il Parlamento sull’operato del pm (modifica costituzionale)”, della “riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento (modifica costituzionale)”, della “riforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati”, di “imporre limiti di età per le funzioni di accusa… , di separare le carriere requirente e giudicante… di esperimento di elezione di magistrati (Costituzione articolo 106) fra avvocati con 25 anni di funzioni, in possesso di particolari requisiti morali…”. Tutte cose sacrosante che non possono essere esorcizzate solo per il fatto che anche Licio Gelli le ha pensate e messe per iscritto. Scrive Lehner: “Visto che gran parte del succitato piano è attuato da sempre, con eccellenti risultati, in tutte le nazioni occidentali, che spero nessun De Magistris vorrà imputare d’essere iscritte alla P2, ecco che lo spauracchio-Gelli non solo viene a cadere, ma, disvela l’uso terroristico-ricattatorio, che se n’è fatto per impedire ogni progetto di modernizzazione dell’ordinamento giudiziario e della macchina giudiziaria italiana in generale”. Stesso problema nasce con il tirare in ballo la massoneria per spiegare, trame, complotti e stragi. Anche questo è il parto della cultura catto-comunista e clerico fascista, che hanno sempre odiato il Risorgimento d’Italia e al sua impronta massonica. 
E fa bene Giuliano a prendere il coraggio a due mani e a sfidare l’impopolarità per dirlo. E sarà un caso che l’odio verso il massone si accompagna spesso se non sempre anche quello verso gli ebrei sempre da parte di cattolici integralisti, fascisti e comunisti? Oggi ci sono anche gli islamici fanatizzati, ma il loro è un antisemitismo di ritorno tutto sommato. Ecco tutto questo viene reso bene sin dal titolo metaforico di questo libro.
 
 
Roberto Francesco Giuliano, nato a Catania nel 1956, laureato in Sociologia presso “Sapienza” Università di Roma.
Dal 1972 è iscritto al PSI, nel 1978 lavora nel Sindacato degli Edili della CGIL e nel 1986 ricopre l’incarico di segretario generale aggiunto di Roma e nel 1990 ne diviene segretario generale del Lazio. Dal 1998 al 2000 ha coordinato un progetto Europeo Horizon sulla disabilità. 
Nel 2003 diventa giornalista pubblicista, collaborando con “l’Avanti!”. Nel 1987 pubblica “Cosiì parlò la Sinistra”, un saggio politico-psicologico sulla divisione sindacale prodottasi negli anni 80, con l’accordo di San Valentino sulla scala mobile.
Nel 1994 pubblica tra “Passato e Futuro”, un saggio di analisi politico-sindacale.
Nel 2008 partecipa e pubblica una ricerca sulla disabilitaà Tor Bella Monaca (quartiere popolare di Roma), e nel 2009 coordina una pubblicazione sulla presenza di Garibaldi nel Lazio.
 


Donato Robilotta - Roberto Giuliano al DEZZ AMOR di Fiano Romano (2/2)

Donato Robilotta - Roberto Giuliano al DEZZ AMORE di Fiano Romano (1.2)

ROBERTO GIULIANO "La via allegra al socialismo"

Officina Stampa del 27 gennaio 2022

America First e la fine dell’ordine di Yalta – Parte 4

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