lunedì 31 luglio 2023

Il Buonsenso, il Genere e il Senso delle parole

 

Il Buonsenso, il Genere e il Senso delle parole

Scrive lo Zingarelli 2020, “il buonsenso è la capacità di comportarsi con saggezza e senso della misura, attenendosi a criteri di opportunità generalmente condivisi”. Secondo L’accademia della Crusca il successo del buonsenso, …… esplode nel XVIII secolo, quando si presenta come una variante familiare della ragione illuminata. E’ allora che ha inizio il suo scivolamento verso il senso comune, oggi inteso sempre più spesso come generico ‘sentire, opinione della maggioranza’: una deriva semanticamente e culturalmente pericolosa, che rischia di smarrire una differenza importante, perché il buonsenso inteso come uso moderato, equilibrato della ragione non coincide, purtroppo, col senso comune, come ci ricorda il Manzoni nel XXXII dei Promessi sposi: “il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune”.

Ho voluto distinguere il termine Buonsenso da Senso comune perché nel bombardamento di informazioni a cui siamo esposti da parte dei media e dei social, alcune definizioni della realtà, che avvengono mediante la parola, generano confusione e condizionamento. Le parole hanno un senso, senza le parole la nostra civiltà non si sarebbe mai sviluppata, ancor prima della scoperta della scrittura, ovviamente fondamentale,  il senso delle parole definisce la nostra realtà, il nostro mondo conoscibile, da non dimenticare che sono le parole che formano una lingua essendo esse un codice di regole condivise, a sua volta definiscono la cornice su cui si fonda una cultura che poi forgia un popolo.

Assistiamo oggi ad una deriva linguistica, e,  di conseguenza ad una deriva di comprensione della realtà stessa e dei valori che noi diamo alla realtà, non solo dovuto ad una pressante inglesizzazione della nostra lingua, ma ad una presunta rivoluzione del linguaggio nella ridefinizione dei generi  maschile e femminile che ipotizza il superamento delle discriminazioni tra uomo e donna mediante la sostituzioni delle vocali finali ai nomi delle cose, alle specificazioni delle professioni  (sindaco/sindaca,  avvocato/avvocata, mamma/mammo etc) all’uso di parole neutre con la e capovolta o con l’asterisco * con l’intento di non specificare l’aspetto sessuale del termine. 

Tutto ciò ci viene raccontato è fatto a fin di bene per non discriminare coloro che si percepiscono diversi e per combattere la violenza maschile anche nel linguaggio. Il buon senso dovrebbe essere utile per comprendere che questa presunta rivoluzione nasconde una lucida follia perché si utilizza in modo insensato il termine discriminazione, non cogliendo le evoluzioni reali dei costumi e si rende utile al potere come grande operazione di distrazione di massa al servizio delle vere discriminazioni e disuguaglianze sociali che si sono acuite. I media giocano molto su questo terreno del genere, essendo un dibattito polarizzante e divisivo con l’obiettivo di trasformarlo nel sentire comune delle persone, per trasformarlo in senso comune del comportamento umano.   Marx parlerebbe di sovrastrutture utile al potere non per far avanzare i diritti civili ma per sbandierare   dei presunti diritti civili come clava al fine di realizzare una macelleria sociale di cui non si parla, e pertanto “non esiste”.  Molti paesi tra cui l’Italia giustamente hanno legiferato sul tema dei diritti tra gli appartenenti allo stesso sesso, dando, mediante le Unioni Civili gli stessi diritti del matrimonio. Ma non è un matrimonio.

 In questo caso si vuole usare il senso comune dicendo: “che differenza c’è se hanno lo stesso diritto a chiamarlo matrimonio?” Proprio perché le parole hanno un senso  il matrimonio definisce non tanto un rapporto di coppia  ma la responsabilità della coppia nei confronti di quello che è l’istinto primario di tutta la natura, la tutela dei figli.  Noi come tutti i mammiferi viviamo per procreare la nostra specie, e il matrimonio prima di tutti gli altri significati che gli sono stati attribuiti (cognome, eredità, etc.) è la responsabilità legale nel crescere un bambino.

Se è vero che anche molte coppie eterosessuali rinunciano al matrimonio per evitare complicanze legali, per i figli c’è il riconoscimento sia se si tratta di Unione Civile che di convivenza. Questo perché il senso della nostra esistenza primordiale è il mantenimento della specie. Mi rendo conto che ciò che  dico non è poetico, ma un’immersione nella realtà è fondamentale per riannodare il senso del Buonsenso. Questo non esclude che nella nostra società del consumo e di un certo benessere devono essere rispettati e tutelate le esigenze sessuali diverse dalla procreazione. 

In una società liberale ogni individuo è libero di vivere la propria vita sessuale come gli aggrada nel consenso del o dei partner, escludendo ovviamente un rapporto tra adulti e minori perché in quei casi potrebbe esserci della manipolazione. Ma i sessi biologici sono due, per cui tutto il discorso della fluidità di genere va affrontato nel massimo rispetto della persona umana e delle sue libere scelte all’interno di una cornice che è data dalla natura umana

Il concetto di fluidità è ambiguo e potenzialmente disastroso, cosa sarebbe uno Stato fluido? Una legge fluida?  Una casa fluida è una casa senza fondamenti? Sarebbe un sistema anarchico dove prevale la legge del più forte o del più furbo, la civiltà umana si è potuta affermare grazie a delle regole che ne hanno codificato la modalità della convivenza; certo regole che nei secoli si sono modificate fino ad arrivare al sistema democratico che consente una sua evoluzione in modo costante con il consenso.  Per non discriminare i generi, le etnie, i disabili, etc. la prima cosa da fare è educare al rispetto della persona in quanto tale, aldilà delle sue inclinazioni sessuali, del colore della sua pelle o di patologie fisiche.  La società perfetta per nostra fortuna non esiste ma lavorare per migliorarla è un nostro dovere, senza scambiare i legittimi desideri per diritti.

Roberto Giuliano

 


mercoledì 14 giugno 2023

L’odio come arma politica al servizio del potere autoritario

 

L’odio come arma politica al servizio del potere autoritario

L’odio è un sentimento umano e, in quanto tale, non è eliminabile, ma sarebbe intelligente educarsi a saperlo gestire, la convivenza civile ha dimostrato nei secoli che una cosa è avere opinioni ed interessi diversi, cosa diversa è odiare una persona ed è diverso il risultato che si ottiene nella società. Una società dove l’odio è sdoganato come virtù o come diritto di cronaca, porta inevitabilmente alla guerra civile e alla fine del benessere di un popolo. L’odio per potersi diffondere necessita di due condizioni: l’ignoranza o la superbia, che sono compagne di viaggio, e delle fonti ufficiali che ne diffondono il verbo, come ad esempio i media, i quali sdoganano la violenza verbale come morale accettabile di libertà e dunque di democrazia, contraddicendo il buon senso del valore del dialogo.

Questa riflessione sorge spontanea nell’osservare quanta gente senza conoscere una persona direttamente, ma mediante la narrativa dei media in combinato disposto con la magistratura, percepita come fonte di legalità   (cosa ormai comprovata che in Italia non esiste una legalità della magistratura), si eleva a giudice del comportamento umano, abbeverandosi alla fonte  della morale vissuta come  ideologia a supporto della loro ignoranza ( intesa in senso etimologico).  Certamente Silvio Berlusconi è stato un personaggio divisivo, come può essere qualunque politico che ovviamente è di parte, come tutti i rappresentati di partito. Ma negare la realtà di un uomo che ha avuto un consenso popolare vasto anche oltre i confini dell’Italia, un personaggio che è stato un grande imprenditore, che nel bene e nel male è stato per più volte Presidente del Consiglio, cosa che molti dimenticano, perché, più o meno inconsciamente, da antidemocratici ritengono quella volontà popolare un abuso perché manipolata dalle sue TV o come a volte hanno dichiarato: coloro che lo hanno votato sono dei miserabili ignoranti. Inoltre si dimentica che ha salvato l’Italia dalla Gioiosa macchina da guerra di Occhettiana memoria. Molti tendono a dimenticare quel periodo buio della storia italiana in cui il linciaggio alla politica e a coloro che la rappresentavano era scusato come fonte di naturale dissenso del popolo. Non solo le monetine a Craxi, che non sono mai state stigmatizzate dai media, ma quello è stato il via allo sdoganamento del linciaggio come arma politica per trasformare una avversario politico in un odiato nemico, dunque un odio che viene da lontano. L’odio che si è visto in questi giorni con la scomparsa di Berlusconi la dice lunga sul clima politico carsico che vive il paese, certamente non è la maggioranza del popolo Italiano, ma questo modo di intendere l’odio come arma politica viene da lontano.  Nessuna persona di buon senso può pensare che Silvio Berlusconi sia stato un santo, perché gli umani non sono santi, e a nessun politico ciò è richiesto, quello che gli si chiede è di fare delle scelte nell’interesse del Paese, certamente le scelte politiche possono essere contestate e non condivise, ma quello che si ascolta in genere e si scrive da parte di alcuni personaggi è veramente impressionante Berlusconi il mafioso, epiteti che non vengono usati né nei confronti di assassini o delinquenti incalliti, né nei confronti di dittatori massacratori del proprio popolo. Questa fuga dalla realtà è possibile solo perché queste persone sono imbevute, forse per necessità, del bisogno di odiare.  

Non odiare è impossibile come non amare, ma non si può costruire una società basata sull’odio, quando esso si manifesta sarebbe doveroso non censurare, ma certamente stigmatizzare socialmente coloro che ne fanno erroneamente una legittimità democratica. Un odio che non rispetta neanche il mistero della morte, che è un senso profondo della nostra umanità, è intrinsecamente autoritario.

Questo sentimento del diritto all’odio travestito da diritto democratico alla propria opinione è uno dei limiti del baratro dove può finire la democrazia stessa. Nella storia politica l’odio ha trovato vari sdoganamenti, dall’odio di classe, all’odio del diverso che sia una razza o etnia; l’odio da sempre è stato utilizzato dal potere, sia da chi lo detiene o da chi ne aspira, alfine di poter dividere i popoli, facendo proprio il motto dei Romani del dividi et impera, in fin dei conti gli odiatori seriali si dividono in due categorie, coloro che ne traggono un beneficio diretto o indiretto e i conformisti che sono gli stupidi del villaggio, oggi nell’epoca dei social sono diventati la minoranza rumorosa.  In sostanza gli odiatori seriali sono i veri servi del potere che pensano di combattere.

Roberto Giuliano

Ps. il dramma è che coloro che odiano non sempre si rendono conto di ciò anzi di norma pensano che siano sempre gli altri.


 

 

lunedì 22 maggio 2023

EUROPA AD UN BIVIO: TRA TECNOCRAZIA E DEMOCRAZIA

I sistemi che noi consideriamo democratici si distinguono per l’applicazione di alcune regole fondamentali, sia quelle tradizionali del bilanciamento dei poteri che quelle del rapporto con i cittadini che, di norma, si contraddistinguono con le elezioni di rappresentanti del popolo che, a loro volta, eleggono un governo, se si tratta di un sistema parlamentare puro, o mediante l’elezione diretta sia dell’esecutivo (nelle varie forme di presidenzialismo o premierato) che dei parlamentari. 

Certamente condizione fondamentale è la libertà per i cittadini di potersi organizzare liberamente e di avere equo accesso ai media per informare il popolo delle varie opportunità di voto.  Se questo è vero per le nazioni dell’occidente democratico, ciò non vale per l’Europa.  Oggi l’Europa è un mostro senza testa ed è oggettivamente irresponsabile nei confronti dei vari popoli delle democrazie europee. Vediamo il perché di questa affermazione cosi tranchant.

Il Parlamento europeo viene eletto a suffragio universale dai vari popoli europei ma non elegge un governo europeo, e i Commissari dell’Unione vengono nominati da un compromesso fra i singoli stati e i partiti europei, inoltre i partiti danno solo un voto pro forma nel parlamento europeo. I Commissari europei approvano direttive vincolanti per i singoli stati, queste ultime devono essere approvate dai parlamenti dei singoli stati e una legge o direttiva europea è considerata superiore a quella del singolo stato per cui tutti si devono adeguare.

Pertanto abbiamo un esecutivo europeo che per le sue decisioni non risponde ai popoli europei, dunque è nei fatti irresponsabile da un punto di vista democratico nei confronti dei singoli popoli, i quali unica difesa che hanno è protestare nei confronti dei propri governi nazionali, ma essi stessi possono risultare isolati nella commissione e dunque subire le decisioni di una commissione mai eletta dal popolo europeo. Certo al consiglio dei capi di stato, dove si discutono e si approvano varie misure, esiste ancora la possibilità che uno stato può porre il diritto di veto, ma non sempre le decisioni della commissione sono stilate o passano per il consiglio dei capi di stato. 

Questa è una anomalia grave che favorisce il lobbismo non dichiarato, e lo scandalo del Qatargate ne è la punta di iceberg.

Dopo l’accordo di Maastricht il processo di integrazione europea, di fatto, si è bloccato e non è un caso che in questi 30 anni e più, i popoli che erano fortemente europeisti siano diventati pian piano, come minimo, scettici sul ruolo dell’Europa. La politica fiscale, la difesa comune, la politica estera comune sono rimasti lettera morta, decisioni che erano a corollario dopo l’istituzione dell’euro. Per non parlare del tema abortito della Costituzione Europea, che era diventato un libro da manuale universitario.

Uno dei motivi per cui, dopo la seconda guerra mondiale, si è favorita la nascita prima della CEE e poi della Unione europea, era quello di evitare che gli stati europei evitassero delle guerre tra di loro, (come dimostra la Storia europea), non solo per le disgrazie che le guerre portano in sé, ma fondamentalmente per non indebolire il fronte occidentale nei confronti dei paesi dell’Europa dell’est sotto osservanza del comunismo sovietico.

Se da un lato la caduta del muro di Berlino ha determinato una certa euforia nel processo di integrazione europea, da qui la decisione dell’euro, come primo passo verso una reale integrazione, dall’altro ho la sensazione che coloro che hanno supportato la nascita dell’unione europea, dopo la fine del comunismo, hanno intravisto nella costruzione di questo nuovo soggetto politico unitario un intralcio per i loro interessi economici.

Nonostante il tempo trascorso dalla seconda guerra mondiale, alcuni singoli stati, come L’Italia e la Germania, sono vincolati dal trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947, il superamento di questo trattato è possibile solo con la creazione di una nuova entità statale Europea. 

Nonchè le continue polemiche tra noi e i nostri cugini francesi, credo che le affermazioni fatte da Macron, dopo il suo viaggio in Cina, siano da condividere: “l’Europa deve ridurre la sua dipendenza dagli Stati Uniti ed evitare di farsi trascinare in uno scontro tra Cina e Usa sulla questione di Taiwan,” ha ribadito la sua teoria personale di una «autonomia strategica», verosimilmente a guida francese, che consentirebbe all’Europa di diventare la «terza superpotenza». Macron sostiene inoltre che l’Europa, malgrado la dipendenza dagli Usa per l’energia e gli armamenti, oggi deve concentrarsi sullo sviluppo e potenziamento del suo settore della difesa. Ha inoltre suggerito che l’Europa dovrebbe ridurre la sua dipendenza dall’«extraterritorialità del dollaro statunitense», un obiettivo politico fondamentale tanto per Mosca che per Pechino.”  La Francia gode di una posizione militare unica: fa parte dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in quanto potenza vincitrice nella seconda guerra mondiale, ed è la sola potenza nucleare nell’Ue.  

Perché non assecondare questa visione di Macron?  Molti hanno il timore di un Europa a trazione francese per il loro essere grandeur, ma sono anche molti che hanno temuto una Europa a trazione tedesca, certo tutti rischi sono possibili su qualunque scelta, ma i timori di ieri ad oggi si sono dimostrati fantasmi, forse volutamente evocati e propagandati  proprio per negare questa opportunità; qualcun altro potrà sollevare il caso greco, ma anche qui nessuno racconta che la Grecia truccò le carte per aderire all’euro, cosa che in qualche modo abbiamo fatto anche noi italiani, con la differenza di una nostra economia più strutturata ed integrata, e nonostante ciò l’euro è stato per noi, da un lato, un salvagente quando è arrivata la crisi finanziaria, e ha svolto un ruolo positivo sul nostro debito pubblico, dall’altro l’accordo sull’euro è stato penalizzante nel cambio inoltre gestito malissimo per il mancato controllo sui prezzi al cambio della valuta, elementi questi ultimi che  hanno creato disamore verso l’Europa, anche grazie al mantra di una classe politica inadeguata che ci diceva “c’è lo chiede l’Europa”.  

Questi timori sponsorizzati da una stampa interessata si sciolgono come neve al sole se si realizzano gli Stati Uniti d’Europa, Si, perché un qualunque governo Europeo, con un qualunque leader o premier di qualunque nazionalità sia, avrà tutto l’interesse a governare l’Europa e non un singolo stato. Il premier, il suo governo i partiti di governo e opposizione avranno il bisogno del consenso di tutti i popoli europei per cui faranno di tutto per farli stare il meglio possibile.

Con la nascita degli Stati Uniti d’Europa si possono creare le condizioni per il superamento degli egoismi nazionali, (vedi oggi il dumping fiscale), le capacità di ogni singolo popolo saranno una ricchezza per tutta la comunità, le aree disagiate saranno una sfida creativa per tutta la comunità europea.

Può sembrare un libro dei sogni ma qual è l’alternativa? Disuniti in una economia globale siamo terra di conquista sia per la finanza che per le industrie manufatturiere; in politica estera e di difesa, di fatto siamo una colonia americana e al cambio delle esigenze americane i nostri rapporti con la Russia e la Cina subiscono alti e bassi, e l’attuale aggressione Russa alla Ucraina dimostra la nostra nullità come Unione Europea.

 I valori sociali dei popoli europei sono diversi da quelli anglo americani, da noi grazie alle politiche liberali vere e non liberiste, alle politiche sociali dei partiti socialdemocratici, abbiamo sviluppato uno spazio sociale unico nel mondo, questi valori sono oggi attaccati dalla finanza speculativa ed ogni singolo stato da solo può solo capitolare.  Da un sogno dei nostri padri a noi sta il dovere di realizzarlo per il futuro dei nostri figli e per la pace nel mondo che determinerebbe la realizzazione degli Stati Uniti d’Europa.

Una Europa certamente amica degli americani, a cui dobbiamo sempre essere grati per averci liberati dal nazismo e dal comunismo, ma con la quale dobbiamo dialogare alla pari per sconfiggere i rischi di una finanza speculativa che dietro le quinte può muovere i fili del potere politico mettendo a rischio la pace e le nostre democrazie manipolando la libera stampa.

Roberto Giuliano


 

 

 

America First e la fine dell’ordine di Yalta – Parte 4

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