venerdì 13 ottobre 2023

La Guerra e l’ignoranza della storia

 

La Guerra e l’ignoranza della storia

Premetto che con questo scritto non voglio affrontare le responsabilità della guerra, ma le radici culturali di un atteggiamento verso la guerra e le sue conseguenze. Le generazioni europee che sono nate dopo il 1946 sono fortunate perché, nel bene e nel male, la guerra fredda ha evitato fino al 1991 guerre in Europa. Prima della seconda guerra mondiale in Europa di media ogni 20 anni c’era una guerra tra gli stati europei. Le stesse popolazioni europee in questi 60 anni hanno vissuto un benessere non conosciuto dalle altre generazioni, perché, con tutte le contraddizioni che possiamo individuare nel sistema occidentale, la Pace ha permesso lo sviluppo economico e con esso l’emancipazione dei lavoratori e dei diritti civili e sociali. Se da un lato la Pace ha favorito una crescita del benessere generalizzato, dall’altro la stessa ha favorito l’affermarsi di una cultura, per quanto marginale, dell’irresponsabilità coniugata all’irrazionalità che esclude la logica delle ovvie conseguenze, come se la vita fosse un gioco, un game, dove poi si ricomincia come se nulla fosse accaduto, in poche parole una fuga dalla realtà. Una fuga non dovuta ad una realtà tremenda come una guerra, ma alle difficoltà ad affrontare e collegare le tematiche esistenziali tipiche del benessere; ciò ovviamente dipende da molti fattori: dal decadimento delle istituzioni scolastiche, alle famiglie sempre più distratte e, per questo senso di colpa, estremamente protettive, etc.

In questa società “protetta” si sono sviluppati due sintomatologie opposte, da un lato un senso di colpevolezza verso il mondo e verso i più deboli cercando un capro espiatorio, con ovvi segni di intolleranza, tipiche del senso di colpa, dall’altro un individualismo egoistico che pensando a sé stessi, perde il rapporto con la rete relazionale, sviluppando anche in questo caso la necessità di un capro espiatorio del proprio malessere e dell’intolleranza che ne consegue. In entrambi i casi si perde quel senso di realtà e di solidarietà realistica tipica della nostra specie.  Se è vero che le guerre purtroppo appartengono alla nostra storia umana, questi 60 anni hanno dimostrato che è possibile vivere senza guerre, ma è anche vero che le guerre non capitano solo perché c’è un cattivo di turno come banalmente è comodo pensare. Le guerre sono sempre il frutto di scontri di potere e deliri di onnipotenza, a volte ammantati dei valori di libertà, ma dietro c’è sempre l’interesse economico: ieri della casta nobiliare oggi della finanza mondiale e preciso non solo occidentale. 

Le due guerre in corso quella in Ucraina e quella in medio oriente rispondono a queste logiche.  La guerra, oltre tutto, obbliga le popolazioni e i governi a schierarsi o di qua o di la, esse non prevedono, nel momento in cui avvengono, possibilità di riflessione, riflettere si trasforma grazie alla polarizzazione supportata dai media nel dire “che si sta con il nemico”, si diventa partigiani omettendo a se stessi le brutali conseguenze che immancabilmente avverranno: distruzione ovunque, l’emergere delle brutalità di cui l’essere umano è un portatore sano, morti di civili innocenti  e la strumentalizzazione di essi che ne consegue come se potessero esistere guerre cavalleresche. La Storia ci insegna, ma purtroppo spesso lo dimentichiamo e non lo colleghiamo, che le guerre le fanno vecchi che si conoscono e si odiano e mandano a morire giovani che non si conoscono, ma obbligati ad odiarsi. 

Nonostante ciò la specie umana si è data delle regole per limitare i danni, ma sembra che la nostra società tende a dimenticarli. Le vecchie guerre avvenivano tra stati con eserciti regolari o mercenari identificabili e lo scontro era tra loro “guerrieri”, ovviamente ci andavano di mezzo anche i civili, ma non erano l’obbiettivo, questi casi vengono definiti con un certo eufemismo danni collaterali.

Dopo la seconda guerra mondiale, se da un lato si afferma pian piano l’abbandono del colonialismo inteso come restituzione ai vari popoli della possibilità di autogovernarsi, si presenta un nuovo fenomeno, nuovo per le sue modalità che si chiama terrorismo.  

Il terrorismo si differenzia degli attentati che abbiamo conosciuto perché essi sono diretti a personalità di potere e non contro la popolazione civile, gli attentati sono il modo come gente di potere usava e usa questa metodologia per eliminare un ostacolo, aldilà di chi realmente realizzava l’attentato. 

Il terrorismo si afferma come una forma di guerra vile, perché rifiuta di dichiarare guerra ad uno stato, che si presuppone a torto o a ragione, ostile per i propri interessi ma lo considera più forte in uno scontro diretto. Questa differenza è fondamentale per comprendere ciò che avviene e purtroppo le conseguenze che già possiamo vedere: Hamas è una formazione terroristica e lo conferma il fatto che non ha attaccato l’esercito Israeliano, ma ha voluto creare terrore nella società israeliana assassinando e rapendo civili con l’ovvio obbiettivo di una risposta dell’esercito che purtroppo provocherà morti civili tra i palestinesi, consapevoli di ciò lo utilizzeranno per cercare di avere consenso nel mondo mussulmano  affinchè possano odiare gli israeliani. L’obbiettivo di Hamas non è lottare per uno stato Palestinese, ma di distruggere Israele per volontà religiosa ed essere funzionali alla strategia dei mandanti, di cui il principale è lo stato teocratico dell’Iran che uccide il proprio popolo come hanno fatto quelli di Hamas nei confronti degli stessi palestinesi. Questi sono i motivi fondamentali, per cui non ci può essere nessuna comprensione o peggio giustificazione per gli atti di terrorismo, che sono diversi, per quanto condannabili, gli attentati.

Dobbiamo prendere atto tutti, che il mondo perfetto non esiste perché, purtroppo o per fortuna, l’uomo non è perfetto e dunque esisteranno sempre uomini disturbati che, arrivando al potere, determineranno sconquassi con qualunque tipo scusa, che sia il fondamentalismo religioso, il nazionalismo esasperato il razzismo etc., ma il più delle volte dietro tali motivazioni si celano gli interessi economici.

Con la scomparsa del comunismo sovietico si è rotto l’equilibrio di Yalta, oggi il mondo è alla ricerca di un nuovo equilibrio mondiale e ne stiamo subendo le conseguenze. Per noi Paesi democratici si tratta di comprendere come il nostro sistema valoriale possa trovare regole di controllo nei confronti dell’agire della finanza occidentale, che controlla i media e una politica povera di risorse economiche per essere autonoma da questi poteri, e poi regole condivise per quella internazionale.

Che si invochi la Pace è sacrosanto ma c’è una vecchia regola che può scandalizzare questa generazione di pacifinti cresciuti nel benessere con il senso di colpa o nell’egoismo esistenziale, i quali già ieri davanti al rischio di uno scontro con l’Unione Sovietica invocavano nei cortei “meglio rossi che morti” e poi invece grazie alle scelte fatte dai governi europei sul bilanciamento degli armamenti nei confronti dell’Est scomparve la minaccia Sovietica. Ascoltai questa regola dalla voce di Bettino Craxi ad una manifestazione per la pace con il filosofo Lucio Coletti: Il Vero pacifista è colui che è armato fino ai denti in modo da dissuadere chi vuole attaccarlo. Per evitare le guerre bisogna rafforzare la democrazia e la partecipazione consapevole dei cittadini.

Roberto Giuliano 



mercoledì 20 settembre 2023

Dall’analisi alla proposta: Il pensiero manicheo favorisce l’immigrazione clandestina

 pubblicato 11 settembre  su  https://www.thedotcultura.it/migranti-un-centro-di-accoglienza-nel-mediterraneo-gestito-dallonu/?fbclid=IwAR3Z7Bxcp-5aiBoIkFzoicbI6G35ypYOBmORxlG3_VD0hv4t1IwCb316t4c


Dall’analisi alla proposta: Il pensiero manicheo favorisce l’immigrazione clandestina

La narrazione sulle tematiche della migrazione, In questi anni, è sempre stata condizionata dallo schematismo manicheo che si è impossessato del nostro Paese.  Questo atteggiamento culturale impedisce di comprendere un fenomeno alfine di trovare soluzioni condivise dalla comunità Paese. In effetti, il manicheismo sfrutta una mezza verità e la utilizza come clava con chi non condivide questa stessa mezza verità, per paradosso destra e sinistra (ormai rappresentano luoghi parlamentari, ma non valori) dicono entrambe delle verità, ma esse sono rappresentate in modo tale da essere in contrasto, perché volutamente portate al paradosso per biechi interessi elettorali che generano la demagogia: “Cacciamoli tutti”, “Accogliamoli tutti”,  “Sono tutti delinquenti”, “Poverini chissà quanto hanno sofferto” o ancora con posizioni un po’ masochiste di coloro che devono espiare le colpe dei loro Padri  “dobbiamo accoglierli perché li abbiamo depredati  nei secoli”.  Queste narrazioni, cosi esasperate, sono un bisogno della pseudo-politica o sono i politicanti che seguono i media nella loro esigenza scandalistica per affermare che entrambi esistono? Credo che le affermazioni siano vere entrambe.   

Ma poniamoci la domanda: perché i vari migranti vengono in Italia e in Europa? 

I motivi sono molti, da quelli conosciuti e quelli che possiamo ipotizzare, ma certamente per loro è importante arrivare in Italia perché vuol dire mettere un piede in Europa, poi c’è chi si ferma e chi cerca di raggiungere altre destinazioni. Si sa, può piacere o no, che l’Italia è conosciuta anche per il mal funzionamento congenito della sua burocrazia, per mancanza di senso dello stato della classe politica e sua litigiosità che ne fa la strada migliore per giungere in Europa. È necessario differenziare il diritto dei rifugiati e coloro che vengono solo per motivi economici.  Che fare?  Prendiamo esempio da ciò che ha fatto l’Europa e la Germania in particolare, per bloccare la rotta dei Balcani, si è deciso di dare svariati miliardi di euro alla Turchia, sapendo cos’è la Turchia, e in questo caso stiamo parlando di veri rifugiati. Noi potremmo chiedere lo stesso trattamento nel mediterraneo, cioè realizzando con Tunisia o Algeria o anche il Marrocco, un centro di accoglienza che definisce lì chi è rifugiato o ha necessità della protezione umanitaria e chi no, inoltre si potrebbe far gestire questo o questi centri all’ONU così da garantire il rimpatrio per coloro che sono migranti economici e sperare che il trattamento degli stessi sia più umano. Inoltre l’UE, che è il luogo dove vogliono andare, potrebbe gestire in questo/i centro/i per i rifugiati riconosciuti, corsi di formazione linguistica e professionale in base alla nazione dove saranno indirizzati.  L’aspetto fondamentale è che qualunque barca arrivi a Malta o Lampedusa o in Grecia etc. viene portata in questo/i centro e dunque in Africa, ciò dovrebbe far venire meno l’interesse dei migranti economici, inoltre, per quelli identificati in suolo europeo senza documenti o permessi di soggiorno vanno riportati in questo/i posti di accoglienza. Gli aspetti positivi sono multipli perché oltre i canali ufficiali e legali dei flussi, noi otteniamo 1) il blocco della tratta clandestina perché l’obiettivo è mettere piede in Europa per i migranti economici, 2) i rifugiati facendo corsi di formazione linguistici e professionale, al loro arrivo possono integrarsi facilmente nei Paesi ospitanti, avendo un lavoro che li aspetta, eventualmente per un primo periodo gli enti locali dovrebbero favorire un alloggio che poi si pagheranno. 3) daremo un supporto economico al paese o ai paesi individuati e possibilità di lavoro negli stessi paesi dove insiste o insistono i centri di accoglienza in termini di sviluppo economico locale (interpreti, insegnanti, personale sanitario, logistica etc). 

In Italia finirebbe il business della finta accoglienza indecente, finirebbe la manovalanza alla malavita, finirebbero le polemiche stupide sull’accoglienza ed aumenterebbe la sicurezza e la percezione di essa da parte dei cittadini.  I Paesi da me individuati sono Paesi amici con sistemi politici più accettabili della Turchia e della attuale Libia, i quali stanno attraversando una grave crisi economica, e sarebbero ben grati di questo nostro intervento.

Roberto Giuliano Sociologo

 


 https://www.thedotcultura.it/migranti-un-centro-di-accoglienza-nel-mediterraneo-gestito-dallonu/?fbclid=IwAR3Z7Bxcp-5aiBoIkFzoicbI6G35ypYOBmORxlG3_VD0hv4t1IwCb316t4c

sabato 2 settembre 2023

Perché la tassa sui profitti bancari è giusta

 

lunedì 31 luglio 2023

Il Buonsenso, il Genere e il Senso delle parole

 

Il Buonsenso, il Genere e il Senso delle parole

Scrive lo Zingarelli 2020, “il buonsenso è la capacità di comportarsi con saggezza e senso della misura, attenendosi a criteri di opportunità generalmente condivisi”. Secondo L’accademia della Crusca il successo del buonsenso, …… esplode nel XVIII secolo, quando si presenta come una variante familiare della ragione illuminata. E’ allora che ha inizio il suo scivolamento verso il senso comune, oggi inteso sempre più spesso come generico ‘sentire, opinione della maggioranza’: una deriva semanticamente e culturalmente pericolosa, che rischia di smarrire una differenza importante, perché il buonsenso inteso come uso moderato, equilibrato della ragione non coincide, purtroppo, col senso comune, come ci ricorda il Manzoni nel XXXII dei Promessi sposi: “il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune”.

Ho voluto distinguere il termine Buonsenso da Senso comune perché nel bombardamento di informazioni a cui siamo esposti da parte dei media e dei social, alcune definizioni della realtà, che avvengono mediante la parola, generano confusione e condizionamento. Le parole hanno un senso, senza le parole la nostra civiltà non si sarebbe mai sviluppata, ancor prima della scoperta della scrittura, ovviamente fondamentale,  il senso delle parole definisce la nostra realtà, il nostro mondo conoscibile, da non dimenticare che sono le parole che formano una lingua essendo esse un codice di regole condivise, a sua volta definiscono la cornice su cui si fonda una cultura che poi forgia un popolo.

Assistiamo oggi ad una deriva linguistica, e,  di conseguenza ad una deriva di comprensione della realtà stessa e dei valori che noi diamo alla realtà, non solo dovuto ad una pressante inglesizzazione della nostra lingua, ma ad una presunta rivoluzione del linguaggio nella ridefinizione dei generi  maschile e femminile che ipotizza il superamento delle discriminazioni tra uomo e donna mediante la sostituzioni delle vocali finali ai nomi delle cose, alle specificazioni delle professioni  (sindaco/sindaca,  avvocato/avvocata, mamma/mammo etc) all’uso di parole neutre con la e capovolta o con l’asterisco * con l’intento di non specificare l’aspetto sessuale del termine. 

Tutto ciò ci viene raccontato è fatto a fin di bene per non discriminare coloro che si percepiscono diversi e per combattere la violenza maschile anche nel linguaggio. Il buon senso dovrebbe essere utile per comprendere che questa presunta rivoluzione nasconde una lucida follia perché si utilizza in modo insensato il termine discriminazione, non cogliendo le evoluzioni reali dei costumi e si rende utile al potere come grande operazione di distrazione di massa al servizio delle vere discriminazioni e disuguaglianze sociali che si sono acuite. I media giocano molto su questo terreno del genere, essendo un dibattito polarizzante e divisivo con l’obiettivo di trasformarlo nel sentire comune delle persone, per trasformarlo in senso comune del comportamento umano.   Marx parlerebbe di sovrastrutture utile al potere non per far avanzare i diritti civili ma per sbandierare   dei presunti diritti civili come clava al fine di realizzare una macelleria sociale di cui non si parla, e pertanto “non esiste”.  Molti paesi tra cui l’Italia giustamente hanno legiferato sul tema dei diritti tra gli appartenenti allo stesso sesso, dando, mediante le Unioni Civili gli stessi diritti del matrimonio. Ma non è un matrimonio.

 In questo caso si vuole usare il senso comune dicendo: “che differenza c’è se hanno lo stesso diritto a chiamarlo matrimonio?” Proprio perché le parole hanno un senso  il matrimonio definisce non tanto un rapporto di coppia  ma la responsabilità della coppia nei confronti di quello che è l’istinto primario di tutta la natura, la tutela dei figli.  Noi come tutti i mammiferi viviamo per procreare la nostra specie, e il matrimonio prima di tutti gli altri significati che gli sono stati attribuiti (cognome, eredità, etc.) è la responsabilità legale nel crescere un bambino.

Se è vero che anche molte coppie eterosessuali rinunciano al matrimonio per evitare complicanze legali, per i figli c’è il riconoscimento sia se si tratta di Unione Civile che di convivenza. Questo perché il senso della nostra esistenza primordiale è il mantenimento della specie. Mi rendo conto che ciò che  dico non è poetico, ma un’immersione nella realtà è fondamentale per riannodare il senso del Buonsenso. Questo non esclude che nella nostra società del consumo e di un certo benessere devono essere rispettati e tutelate le esigenze sessuali diverse dalla procreazione. 

In una società liberale ogni individuo è libero di vivere la propria vita sessuale come gli aggrada nel consenso del o dei partner, escludendo ovviamente un rapporto tra adulti e minori perché in quei casi potrebbe esserci della manipolazione. Ma i sessi biologici sono due, per cui tutto il discorso della fluidità di genere va affrontato nel massimo rispetto della persona umana e delle sue libere scelte all’interno di una cornice che è data dalla natura umana. 

Il concetto di fluidità è ambiguo e potenzialmente disastroso, cosa sarebbe uno Stato fluido? Una legge fluida?  Una casa fluida è una casa senza fondamenti? Sarebbe un sistema anarchico dove prevale la legge del più forte o del più furbo, la civiltà umana si è potuta affermare grazie a delle regole che ne hanno codificato la modalità della convivenza; certo regole che nei secoli si sono modificate fino ad arrivare al sistema democratico che consente una sua evoluzione in modo costante con il consenso.  Per non discriminare i generi, le etnie, i disabili, etc. la prima cosa da fare è educare al rispetto della persona in quanto tale, aldilà delle sue inclinazioni sessuali, del colore della sua pelle o di patologie fisiche.  La società perfetta per nostra fortuna non esiste ma lavorare per migliorarla è un nostro dovere, senza scambiare i legittimi desideri per diritti.

Roberto Giuliano

 


7 ottobre e la realtà inventata: perché l'Occidente cade nella trappola delle élite islamiste

  7 ottobre e la realtà inventata: perché l'Occidente cade nella trappola delle élite islamiste In occasione della ricorrenza del 7 ...