sabato 12 ottobre 2024

La ricerca d’amore nel web - L’inganno

 

La ricerca d’amore nel web - L’inganno

Questa frase di Friedrich Wilhelm Nietzsche: “le medesime passioni hanno nell’uomo e nella donna un ritmo diverso: perciò uomini e donne continuano a fraintendersi” potrebbe essere la chiave di volta per comprendere un interessante libro di Patrizia Claps e Loredana Di Nolfo Ciao, single o sposata? Chat… si Gira! Casa editrice Il Seme Bianco. Le autrici hanno selezionato le storie di 22 donne che utilizzando le opportunità offerte dall’universo digitale, come ognuno di noi per lavoro, incontrano per caso o curiosità, il mondo della messagistica e della chat entrando, così, in contatto con il mondo virtuale.  Certamente i motivi sono vari per cui oggi si usano le chat per conoscere persone, il più banale è quello del poco tempo a disposizione, ma credo che sia insito in noi un altro elemento che è quello del mistero e della paura della conoscenza. Mistero di trovare il tanto osannato principe azzurro nella chat, ma anche la paura e l’inadeguatezza di conoscere una persona direttamente dal vivo. 

Tutte queste storie che vengono raccontate hanno un punto in comune che è il corteggiamento, l’incontro e il comportamento di fuga dell’uomo. Il libro si legge in modo scorrevole ed è anche divertente, si passa da storie romantiche, che sembrano adolescenziali, a storie altamente razionali, ricche di sfumature, di introspezioni femminili e del comportamento del maschio. In queste sfumature che il libro evidenzia credo che ogni maschio ci si possa ritrovare, non perché le pratica, ma perché ci appartengono culturalmente in quanto maschi.  

Questi meccanismi relazionali, da un lato, vengono messi in moto dall’uomo per conquistare l’attenzione della donna, dall’altro bisogna riconoscere che le donne da questi meccanismi sono attratte.  È estremamente interessante come elaboriamo il trasferimento dei segnali relazionali (sguardo, postura, sorriso, tonalità, la stretta della mano in un saluto) dal rapporto reale a quello virtuale di una foto e, a sua volta, il senso che diamo a dei like e a degli smile come simboli di accettazione di noi e di quello che diciamo. Si opera un trasferimento su bacini e cuoricini come relazione vera senza realmente conoscersi, il linguaggio digitale, cioè il messaggio, è da noi interpretato in base al nostro bisogno e all’idea che ci siamo immaginati dell’altro ed anche nella prima telefonata possiamo auto ingannarci nel sentire il tono della voce in base al nostro interesse o, se vogliamo, alla curiosità che il gioco ci induce.   

Certamente la solitudine interiore e le frustrazioni quotidiane giocano un ruolo fondamentale nelle chat sia perché possiamo presentarci per ciò che siamo o per ciò che non siamo, ma come poi si dimostra nel libro, la realtà arriva sempre con gli incontri, dove si può continuare a recitare o a essere sé stessi, a fuggire da noi stessi difronte all’altra, per gli stessi motivi per cui si è voluto cercare un’altra persona. Il libro ovviamente offre dei racconti che finiscono, che non hanno un seguito, con le nevrosi e paure maschili che comunque attraggono le protagoniste, finché i maschi non scompaiono lasciandole nel dubbio chi erano e cosa hanno vissuto. 

Un bel lavoro di introspezione umana e digitale dalla parte delle donne, dei loro dubbi, del loro bisogno di una relazione ed utile anche agli uomini perché ne evidenzia i comportamenti di fuga, di egoismi e narcisismi mai dichiarati, sarebbe interessante un lavoro simile dal punto di vista maschile, per poi poterli confrontare.  Dunque un libro consigliabile per tutti, ma in particolare alle giovani donne per comprendere le strategie di fuga o le fragilità maschili, ma anche l’attrazione un po’ masochista delle fragilità femminili. Dice lo psicologo Granville Stanley Hall “Ogni teoria sull'amore, da Platone in giù, insegna che ogni individuo ama nell'altro sesso ciò che manca a sé stesso.”

Roberto Giuliano

 


sabato 28 settembre 2024

Inclusivismo e Sovranismo: il Re è Nudo

 

Inclusivismo e Sovranismo: il Re è Nudo

Di norma tutto ciò che finisce per “ismo” quando non rappresenta valori è ideologia, e l’ideologia è un sistema chiuso di valori che comporta una visione manichea e non inclusiva delle relazioni e degli stessi valori.  I valori a differenza dell’ideologia  sono concetti universali ed inclusivi che si armonizzano con il mondo che cambia.  Per noi occidentali, l’ideologia è la versione laica della fede, con la differenza che la fede è una scelta personale che trascende la realtà, mentre l’ideologia è una scelta di colui che pensa di avere la verità, di avere sempre ragione e disprezza coloro che non condividono la sua verità. Questa visione manichea è il prodromo di tutte le varie forme di violenze sia psicologiche che fisiche.

Questo preambolo è utile per affrontare la questione del sovranismo e dell’inclusivismo con dati reali, non con credenze che molte volte i media propongono per vere. Art.1della costituzione dice: .... La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Per comprendere che il Re è Nudo dobbiamo comprenderne le forme e limiti.

Oggi quando si parla di sovranismo verrebbe da pensare che è la teoria che vuole il popolo libero in contrapposizione a chi lo vuole schiavo; ma è vero?   No, perché in entrambi i casi si manipolano la realtà e la storia. La storia ci insegna che dai popoli primitivi fino a tempi maggiormente civilizzati, coloro che vincono una guerra pongono le condizioni nel rapporto con i vinti. Chi racconta cose diverse o è in malafede o è ignorante (nel senso etimologico del termine). Noi Italiani insieme ai Tedeschi e Giapponesi abbiamo perso una guerra, e siamo liberi, non grazie alla resistenza per quanto nobile, ma agli Inglesi, Americani, Francesi, Russi, etc., i quali ci hanno posto delle condizioni nei trattati di pace che abbiamo firmato nel momento della ritrovata libertà. Per cui la nostra sovranità è comunque sottoposta al rispetto di quei trattati.  Voglio solo ricordare agli smemorati che quando si realizzò il primo centro-sinistra, quello vero 1963, il PSI che aveva assecondato il Frontismo (alleanza con il PCI e schierati con la Russia, la quale come potenza vincitrice firmò con gli alleati gli accordi di Yalta), dovette rompere l’alleanza con il PCI, riconoscere il patto della NATO, e riconoscere l’Europa di allora che era la CEE.  Per tanto possiamo dire che noi siamo un popolo sovrano a certe condizioni oppure che noi non siamo un popolo sovrano, il che non vuol dire che siamo meno liberi ma che dobbiamo sempre tener presente che la nostra libertà è frutto di una guerra che abbiamo dichiarato e abbiamo fortunatamente (questo lo dico io) perso e fortunatamente siamo rimasti nel blocco occidentale con tutte le sue contraddizioni e ipocrisie.  Per cui, tutti i bla bla tra sovranisti e non, sono solo operazioni di distrazioni di massa di una classe politica di incapaci e senza visione politica. Ciò che oggi manca alla politica è senso dello Stato, per cui non atteggiamenti manichei ma dialogo nel Paese e nei rapporti internazionali, con la consapevolezza che lo stare nell’occidente ci ha dato l’opportunità di essere alleati e non servi. Inoltre credo che oggi i veri Sovranisti sono coloro che vogliono gli Stati Uniti d’Europa perché in quel caso, specialmente per quanto riguarda l’Italia e la Germania, creandosi una nuova statualità, per quanto federata, si supererebbero i trattati della seconda guerra mondiale. Pertanto, delegare poteri all’Europa, ovviamente ad un governo europeo sovrano, ci rende liberi dai vincoli che abbiamo e dunque realmente Sovrani.

Altro elemento dei vari bla bla è il termine inclusivismo: il Sovranismo e l’Inclusivismo sono legati da una concezione comunque ideologica ma contradditoria, perché se da un lato si vuole essere sovrani dal altro si vogliono includere persone che non sempre apprezzano la nostra cultura per la quale vogliamo essere sovrani. Il termine: In ambito sociale, essere inclusivi significa soprattutto sentirsi accoglienti e accolti: appartenere a un gruppo di persone, a una società, godere pienamente di tutti i diritti e le opportunità che questa appartenenza comporta.  Dunque un termine che indica una modalità relazionale e, mi permetto di dire, anche di civiltà. Se questo termine diventa una ideologia le cose cambiano profondamente possiamo fare alcuni esempi: come si può essere inclusivi con chi crede che noi siamo da redimere? O chi pensa che le cose gli siano dovute per diritto (non parliamo dei diritti sanciti dalla legge) un po’ come gli aristocratici in senso inverso? inoltre per includere è necessario che anche l’altro voglia farsi includere, l’inclusione richiede la condivisione di valori della comunità che ti include altrimenti non è possibile includere o almeno il rispetto delle diversità valoriali della società che ti include. La visione ideologica dell’inclusione fondamentalmente serve a sentirsi o percepirsi buoni, non malvagi, cosa certamente buona, ma se queste buone intenzioni non sono corroborate dalla realtà e dunque dalle esigenze e volontà di coloro che dovremmo includere, si lavora per il suicidio della nostra società. Molti pensano in buona fede che dare la cittadinanza, risolva il problema dell’inclusione, ma è un falso problema, proprio perché è più facile dare la cittadinanza e mettersi a posto la falsa coscienza, che affrontare le tematiche che essa ci impone di valutare in termini di organizzazione sociale e non di abbandonarli a sé stessi. Quella di questi anni è stata accoglienza? È inclusività?  No è ipocrisia pura, sono sfruttati e abbandonati a se stessi e poi ci meravigliamo che delinquono, sono utili alla delinquenza nostrana, agli affari delle strutture private e cooperative, alle Ong che ci guadagnano, ai caporali etc. L’inclusione come l’accoglienza è una cosa seria solo se è fatta con Umanità e dunque con regole chiare di diritti e doveri. Questa mentalità ideologia dell’inclusione è la tipica ipocrisia di coloro che definirei i razzisti democratici.

Roberto Giuliano


 

7 ottobre e la realtà inventata: perché l'Occidente cade nella trappola delle élite islamiste

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