giovedì 8 luglio 2021

il mio contributo: COVID Opportunità o minaccia alla stabilità Politica ed economica?

 

Premesso che non credo ai complotti, premesso che sono consapevole che il virus c’è,  premesso  che l’utilizzo del termine negazionismo  offende la memoria dell’Olocausto, premesso che sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico, premesso che esistono e, purtroppo, sono sempre esistiti ignoranti, cinici, arroganti, egoisti, deficienti e persone con ego spropositato e delirante, premesso che criticare non vuol dire negare, ma evidenziare possibili criticità, premesso che  scaricare la responsabilità propria sugli altri è una malattia tipica dell’infantilismo umano e politico, premesso che la matematica è una scienza esatta, mentre la statistica può essere manipolabile, premesso che la cultura democratica  in un paese che si dichiara tale, vuol dire criticare chi sta al governo e si riserva di criticare chi potrà subentrare al governo, con la speranza che chi è stato criticato, stando all’opposizione possa ritornare al governo avendo fatto di ciò una opportunità  per governare meglio; questo procedimento in democrazia si chiama alternanza tra le forze politiche. Ultima premessa riguarda la cosiddetta cultura dell’emergenza a cui è stato abituato il Paese, per la quale le varie tutele democratiche di volta in volta sono sospese senza che poi vengano ripristinate o si lavori per evitarle in futuro.

La pandemia è diventata emergenza perché fin dall’inizio, sia il centro destra che il centro sinistra l’hanno sottovalutata, con l’unica differenza che l’iniziativa spettava e spetta a chi governa.  Il 31 gennaio il governo, senza dire niente al Paese decreta lo stato di emergenza e non attiva nessuna procedura emergenziale, come ad esempio fare approvvigionamento di ausili di protezione (mascherine, tute, dare disposizioni alle regioni per allertare strutture sanitarie etc.). Inoltre il non aver favorito le autopsie per quasi un mese (per quanto comprensibile, nel panico del momento, è stato un comportamento grave ed irresponsabile da parte del Ministero della Sanità) ha impedito di comprendere cosa cagiona il virus nel nostro corpo prima di diventare letale, come tutte le malattie non curate, e dunque individuare una cura possibile. La stessa scelta di una chiusura totale di tutto il Paese senza distinguere le varie situazioni di contagio, sono un segnale tipico dell’incompetenza che comunque poteva avere un minimo di giustificazione dovuto alla criticità del momento. Oggi dopo 10 mesi dalla dichiarazione dell’emergenza non è stato fatto nulla per contrastare la seconda ondata, già prevista, e ci conferma l’inadeguatezza del governo e l’incompetenza dei suoi rappresentanti. In questi mesi tanta pubblicità di norme con protocolli contrastanti e procedure incomprensibili.

Luigi De Marchi in un bellissimo libro “Scimmietta ti amo” ci dimostra come la religione prima e la cultura dopo nascono per il bisogno dell’uomo nel dare un senso alla vita ed  esorcizzare la paura della morte. Senza volervi tediare sulle profonde analisi psicosociali del Prof. De Marchi, consiglio, nel prossimo lockdown, di leggerlo. In questa sede tengo a sottolineare come la morte e la vita siano esorcizzate dalla notte dei tempi mediante le speculazioni filosofiche sulla umana natura, ma anche con il canto, la poesia, la musica, la narrativa ed ovviamente con le religioni. Ogni cultura ed ogni religione ha trovato modi come accettare e affrontare la paura della morte, tramite i riti, le preghiere e le commemorazioni, essendo essa un aspetto simbiotico della vita, che, per quanto vogliamo negarla, è ineluttabile. La morte è il simbolo della nostra precarietà, non a caso in molte persone c’è una ricerca carsica, ma spasmodica dell’onnipotenza che si manifesta anche come ricerca della perfezione, che ovviamente, nonostante gli sforzi prodotti, non si riesce mai a raggiungerla, perché non ci appartiene. La stessa morte, se accettata come ineluttabile, può essere uno stimolo alla vita vissuta come opportunità che ci è stata donata. In un altro bellissimo libro “Psicologia della paura” di Anna Oliviero Ferraris apprendiamo che la paura è un istinto alla vita, non solo per la produzione di un ormone, in grado di suscitare emozioni uniche, l’adrenalina, ma ci permette di predisporre il nostro corpo a reagire. La professoressa ci fa notare che, mentre negli animali la paura è un campanello di allarme che permette loro di reagire mediante la fuga o l’attacco, nell’essere umano si manifesta anche un altro comportamento che si chiama immobilismo. Quante volte abbiamo sentito dire sono rimasto bloccato dalla paura, non riuscivo a muovermi, ero paralizzato, non riuscivo a parlare etc. Questa anomalia la si può far risalire alla cultura, intesa come crescita che ci fa perdere il nostro rapporto con gli istinti, quante volte abbiamo sentito dire che una crescita equilibrata è possibile se nella crescita non uccidiamo il bambino che è in noi?  Per cui, mentre per gli altri mammiferi la paura è un modo come proteggere la vita dai rischi della morte mediante lo sviluppo di azioni reattive, nel mammifero umano può diventare una prigione della stessa sua vita.   

La voglia di vivere è innata non solo nell’uomo, ma nella stessa natura, se guardiamo la storia l’uomo notiamo che supera la paura della morte solo quando deve lottare per sopravvivere, ed è disponibile in questo caso a sfidare sia altri uomini, ma anche le forze della natura. Per quanto questo è vero, tutti i moti di ribellione, le rivoluzioni, sono sempre state portati avanti da minoranze, che una volta venivano chiamate marxianamente le avanguardie: cioè coloro che consapevoli per cultura o per disperazione rischiano la vita per vivere meglio o per realizzare i loro ideali.  Sono avanguardie perché il resto del popolo non protesta per la paura della morte sua o della sua famiglia, altrimenti dovremmo pensare che vivere sotto una dittatura deve essere positivo, visto che nel mondo le democrazie sono poche. Incutere la paura, pertanto, è un modo come controllare il popolo, non a caso in un altro bellissimo libro di Michel Foucault “Sorvegliare e punire” viene raccontato l’utilizzo pubblico della espiazione della pena (che sia essa impiccagione, ghigliottina o la semplice gogna), per intimorire il popolo nei confronti delle norme dispotiche del sovrano di turno. Questi metodi, che oggi consideriamo barbari, sono stati aboliti non solo perché barbari, ma perché il “potere” si è reso conto che determinavano nel popolo un profondo odio verso il sovrano. Oggi nei sistemi democratici si è determinato da un lato una miglior consapevolezza dei propri diritti insieme ad una desacralizzazione della religione e dunque una atomizzazione della coscienza individuale della morte, dall’altro il potere ha sviluppato meccanismi per il consenso più raffinati, grazie anche alle nuove tecnologie che sono maggiormente pervasive verso l’individuo.  In questo mondo globalizzato, l’economia, il turismo, lo scambio sociale e l’informazione sono i vettori che determinano l’appartenenza al nostro mondo: un incendio in Australia, che in altri tempi si sarebbe saputo dopo mesi, oggi lo possiamo vedere in diretta, diventando noi spettatori e fruitori, anche se virtuali, del mondo. Aldilà della ormai evidente incapacità dei nostri governanti nella gestione della pandemia, l’aspetto che mi ha meravigliato è l’emergere delle caratteristiche personali di una classe politica sia nazionale che locale, sia di destra che di sinistra, pavida e ignava. Nella gestione della pandemia è emerso il loro lato nascosto, con comportamenti da sceriffo che si dibatte tra una responsabilità ignorante e il piacere dell’autoritarismo e comportamenti schizofrenici tipici dell’incompetenza. Questi eventi ci segnalano la mancanza di una classe politica perché l’obbiettivo di Mani Pulite è stato quello di uccidere la Politica e dunque eliminando i veri partiti, che sono stati il collegamento strutturale tra i cittadini e le istituzioni. In questi giorni nel paese emergono moti più o meno spontanei di ribellismo da parte di quei ceti sociali che stanno pagando duramente le ultime scelte del governo nel chiudere le attività di economia sociale alle 18 che ovviamente per loro rappresenta il preludio alla chiusura, dopo aver superato un lock-down ed un’ estate di magra.

L’incapacità di questa classe politica mette a dura prova il sistema Italia o si muore di Covid o di fame? Credo che possa esistere un equilibrio tra questi due aspetti. Certamente la gestione mediatica della Pandemia, più che aiutare ad affrontare il problema, è diventata il problema sia per l’intasamento dei pronti soccorsi, dovuto all’allarmismo da loro provocato con bollettini di guerra, ad apertura dei Tg e dei programmi di intrattenimento ormai monotematici. Possiamo dire che in questi mesi i media più che informazione hanno fatto da amplificatori sociali del contagio nei confronti della psiche dei cittadini, per non parlare dei numeri enucleati a loro sostegno, in modo statisticamente non corretti e di non facile comprensione. Tutto ciò è voluto? Non credo, la stupidità umana nel rincorrersi nell’ emulazioni può avere effetti valanga per ottenere il maggior numero di share, cosi come avviene nei social con i like. Girano molte leggende metropolitane sugli interessi dietro la pandemia, personalmente credo poco a pianificazioni preventive, mentre credo molto che quando si determina una situazione c’è sempre chi cerca di trovare il proprio o i propri tornaconti, per cui ci si inserisce in una situazione e si cerca di ottenerne profitto. Questa logica è trasversale in tutti i ceti sociali e dipende dalle singole responsabilità morali. Capisco che è più facile credere al complotto o al cattivo di turno da indicare come responsabile delle nostre disgrazie, ma questa non è la realtà. Noi italiani, per esempio, siamo responsabili di aver dato fiducia a questi scappati di casa del movimento 5 stelle, noi italiani siamo responsabili di aver creduto a Mani Pulite, noi italiani siamo responsabili di credere ai sovranisti quando dicono che la colpa della nostra crisi dipende dall’Europa o dell’euro, e potremmo continuare ad elencare le responsabilità che abbiamo come cittadini. Certo noi cittadini siamo stati bombardati da informazioni false o devianti, ma ciò non giustifica le scelte sbagliate che il popolo, legittimante, ha operato.  Alla base di queste scelte errate c’è una visione manichea che vuole catalogare gli esseri umani in buoni e cattivi, bianco e nero, ciò è dovuto ad una mancanza di consapevolezza di essere ognuno di noi un portatore sano sia del bene che del male. Negare questa evidenza è utile per la crescita di una falsa autostima ed identità, in cui si proietta il bene solo a sé stessi e alla propria comunità, gruppo, religione, fans, etnia, etc. mentre il male appartiene a chi non la pensa come noi.

Per concludere, dalle crisi si può uscire solo in due direzioni: ripiegandoci su noi stessi facendo le vittime e dando la colpa ad un fantomatico altro (come nelle partite di pallone quando si perde non è perché la nostra squadra ha giocato male, ma è colpa dell’arbitro etc.) oppure scegliere di andare avanti con più determinazione facendo virtù del passato.  Per cui la prima cosa da evidenziare è che da questa crisi non si esce da soli, ma solo con una strategia europea ed in particolare dei paesi della zona euro. Il nostro paese, che ormai ha un debito al difuori di ogni parametro, ha il dovere di fare le riforme che gli competono, ma da sempre rinviate: semplificazione burocratica ed adeguamento agli standard europei dei paesi più virtuosi, riforma mediante assemblea costituente della attuale costituzione  nel riorganizzare le competenze tra i vari poteri dello stato, riforma della giustizia, elezione diretta del premier con doppio turno alla francese, prediligere i finanziamenti europei verso investimenti produttivi e sanitari (perché uno dei motivi della crisi pandemica è dovuto alla irrilevanza della struttura sanitaria nel rapporto tra posti letto e popolazione, hanno dimezzato gli ospedali in favore della sanità privata invece di mettere i sistemi in competizione come sarebbe stato utile). Oggi abbiamo la condizione di ridiscutere con i nostri partner europei come rimettere in moto il progetto europeo: ridiscutere i parametri, realizzare la stessa politica fiscale in tutta Europa evitando così il dumping fiscale, stessa politica estera e di difesa, come primi pilastri dopo l’euro, per gli Stati Uniti D’Europa. Per il nostro paese può essere l’unica opportunità per uscire dal buio tunnel che questi 30 anni di seconda repubblica ci hanno confinato. Aldilà di questo governo di incapaci e di una opposizione deludente, la crisi economica mondiale, dovuta alla pandemia, ci fa più che mai comprendere che in questo mondo, volente o nolente, globalizzato, l’unica via Maestra, per i paesi di cultura occidentale, per uscire dalla crisi è    rafforzare l’unione Europea dando maggior ruolo al Parlamento fino a giungere ad un Governo Europeo espressione del Parlamento e dei suoi partiti.

Roberto Giuliano

 


 

martedì 22 giugno 2021

Fake News: La rete tra Responsabilità e Libertà

 

Saluto gli illustri partecipanti a questa iniziativa che, come Corecom Lazio, abbiamo voluto realizzare consapevoli che i vostri ruoli e le vostre competenze possono essere un viatico nell’indicare soluzioni possibili ad una realtà tecnologica e sociale in continua trasformazione.  Le fake news, o bugie, o manipolazioni non sono una novità nella realtà storica dell’essere umano: dalla “Damnatio memoriae” dei romani  che significa “condanna della memoria” ed indicava una pena consistente nella cancellazione di qualsiasi traccia riguardante una persona, come se essa non fosse mai esistita (simile oggi al "ti cancello dei social media e non solo per parolacce), agli orrori dell’900 del nazismo e del comunismo che si raccontavano come il paradiso in terra.

La novità di questo terzo millennio sta nelle opportunità che i nuovi strumenti informatici offrono al cittadino, sia in termini di informazione, ma anche di relazioni virtuali con persone reali, e nella falsificazione degli stessi. I social sono diventanti strumento di informazione, di confronto, ma anche di propaganda e disinformazione. Nelle relazioni Virtuali ogni essere umano diventa un presunto opinion leader di se stesso e inconsapevolmente   un propulsore di notizie, che crede reali, senza doverle verificare. Molti utenti dei social non sanno che esistono profili finti per assecondare delle idee, o che lo stesso social ti invia automaticamente messaggi che potresti condividere visto che analizza le scelte che condividi. 

Questo suggerire le notizie in sintonia con una tua presunta idea fa si che essa si rafforzi nella mente dell’utente perché dall’algoritmo vengono escluse dalla navigazione le idee contrastanti.

La ricerca spasmodica di like e di far visitare il proprio sito, porta, come conseguenza, alla radicalizzazione della notizia, quando va bene, se non alla manipolazione come ad esempio, del titolo della notizia, della quale poi il contenuto è totalmente diverso, il tutto affinché si vada a leggere la notizia che a sua volta rende maggiormente attraente il sito per ricevere pubblicità.

La comunicazione digitale può creare confusione specialmente quella scritta perché si perde il tono della voce che è un aspetto fondamentale per comprendere il senso di una parola se usata in modo offensivo o no.  Ma più che combattere le parole che possono suscitare odio, rabbia o indignazione bisognerebbe educare alla gestione dei sentimenti, che in quanto tali nobili o meno nobili, sono ineliminabili, in quanto insiti nella natura umana.

Certamente la cultura del relativismo in questi anni ha indebolito la ricerca della verità, perché la verità o il fatto esiste in se, ciò su cui si può e si deve discutere è la lettura e dunque le interpretazioni su quella verità o su quel fatto.  Se una donna è morta questa è una verità ed è un fatto incontestabile, come il fatto sia avvenuto fa la differenza, potrebbe essere una disgrazia o un femminicidio, oppure un femminicidio o una invidia sociale, ed ancora una ribellione ad usanze religiose o perché a conoscenza di segreti che fanno tremare il potere. In base a come si racconta il fatto si possono sollecitare nei lettori sentimenti di paura, di intolleranza, di ribellione, come di rassegnazione.   

Uno degli aspetti che considero prioritario è che si dovrebbe distinguere tra l’opinione di una persona che si può esprimere tramite un blog, e coloro che diffondono opinioni tramite dei siti, perché questi ultimi appaiono agli utenti come fonte di informazione, quindi, più attendibili delle opinioni di qualunque utente. Si dovrebbero registrare con responsabilità pari alle testate giornalistiche?

Che responsabilità devono avere i gestori dei social affinché non ci sia il libero arbitrio nel censurare ciò che non gli aggrada?  Aldilà di come la si pensa su Trump, il fatto che un privato cittadino miliardario e proprietario di Facebook, come Zuckerberg, possa decidere di sospendere il profilo e dunque la comunicazione tra il Presidente degli Stati Uniti e il suoi elettori, pone un problema di democrazia  su come i social possano  assomigliare, con i dovuti distinguo, a un regime che gode delle convenienze del libero mercato, ma  che al bisogno  può trasformarsi  nel volto di Kim Jong-Un presidente della Corea del Nord.

Il bilancio che emerge dal “Report delle minacce 2017-2020” di Facebook, un documento di quaranta pagine che tira le somme di quattro anni alle prese con la disinformazione di matrice statale. Un arco di tempo in cui sono stati eliminati più di 150 network di disinformazione maligna provenienti da 50 Stati diversi.

C’è la necessità di una regolamentazione delle piattaforme sia nazionale ma anche sovranazionale. In Europa si parla di rafforzare il Codice del 2018, ad esempio come fornire agli utenti strumenti per segnalare la disinformazione che non va confusa con la controinformazione.

Il titolo di questa iniziativa parla di libertà e responsabilità, perché se culturalmente siamo contro la censura siamo anche contro l’irresponsabilità. Credo che i legislatori, con il supporto degli studiosi e degli operatori del settore, dovranno trovare gli strumenti, non facili, affinché la democrazia non sia travolta dalle fake news e contemporaneamente non sia limitata la libertà di opinione dei cittadini. Ricordo che da ragazzo Riccardo Lombardi ci spiegava che il riformismo è quella capacità, abilità, metodo per cui i riformisti devono essere capaci di cambiare la ruota di una bicicletta mentre si pedala, certamente un compito arduo, ma è un dovere verso i cittadini e verso i valori della democrazia.  

 


 

domenica 2 maggio 2021

Perché Fedez avendo Ragione Sbaglia

 

Perché Fedez avendo Ragione Sbaglia

Qualcuno disse: “Se studiassimo bene la storia e la comprendessimo non faremmo gli stessi errori”.  Capita spesso di notare che si commettono errori già fatti, ma le stesse idee errate presentandosi in veste nuove non notiamo l’assonanza con ciò che di sbagliato abbiamo già fatto. In psicologia ciò si chiama coazione a ripetere. Questo disturbo mentale è tipico di tutti coloro che credono nelle ideologie, ma ovviamente ci cadiamo inconsapevolmente anche noi che abiuriamo le ideologie ed in particolare quelle messianiche. Ricordo che si diceva “tutto è politica” e certamente da un punto di vista etimologico è giusto, ma se questa frase la si assume come stella cometa del proprio vivere diventa una ideologia e dunque esprime e realizza il suo contenuto autoritario. Quanti rapporti umani e relazioni distrutti da questa visione totalizzante della politica, quanta violenza ha determinato questo assunto nella società sia a destra che a sinistra? Si, gli anni di piombo e le violenze nascono da questo assunto. Se questo è l’aspetto violento del tutto è politica, c’è un altro aspetto più subdolo che si è affermato in questi anni maledetti di seconda Repubblica che è il confondere il diritto ad avere una idea o una opinione politica   con l’essere competenti di politica

Da tempo osserviamo in televisione persone famose e brave nel loro campo esternare su tutto lo scibile umano. Nella prima Repubblica i partiti utilizzavano la notorietà di cantanti e Vip a loro vicini nelle loro campagne elettorali facendoli cantare o fare dei spettacoli, ma certamente non venivano invitati per parlare di politica. La competenza politica di un Vip dello spettacolo è uguale a quella di un qualunque cittadino che sta al bar dello sport, cioè zero.   

Ed è per questo che Fedez ha sbagliato, non tanto per quello che dice,  cosa che condivido: lottare contro le discriminazioni, (non solo quelle di genere ma anche quelle sociali dico io, per quanto la proposta di legge Zan da lui sostenuta non la condivido per il suo manicheismo). 

Fedez è certamente una brava persona, da quello che leggo e  per quello che fa nel suo campo e non solo, ma se viene invitato in una trasmissione canora o di intrattenimento si deve attenere a quello, questa non è censura, ma rispetto delle regole e degli ascoltatori. Se vado a vedere un film non mi aspetto che qualcuno mi faccia una predica prima del film sulla morale religiosa. Sono anni, purtroppo, che assistiamo all’uno vale uno, cosa giusta in termini elettorali, ma sbagliata in termini di competenza, e il disastro è sotto gli occhi di tutti.

Certamente a Fedez, a differenza di altri cittadini, non mancano le occasioni per raccontare la sua visione del mondo legittimamente, ma se vuole fare politica è doveroso che intervenga e si confronti nell’agone politico. Io non ho dubbi sul valore della sua persona che non è minimamente paragonabile a quella di Grillo, ma involontariamente, in questo caso, sta percorrendo la stessa strada.  Non ci si inventa politici solo perché si ha una idea della politica o di un argomento, la politica è una cosa seria che riguarda il destino di milioni di persone, e richiede una capacità di ascolto non autoreferenziale, ma delle diversità sociali che non si esprimono in televisione, anzi è proprio la capacità di dare voce agli ultimi, agli invisibili, a coloro che non si interessano direttamente di politica, ma è la politica ad interessarsi del loro destino. 

In altre epoche abbiamo assistito a tanti utili idioti che hanno sostenuto il nazismo, il fascismo, il comunismo, i vari regimi populisti e oggi il grillismo, scambiando per democrazia ciò che nega la democrazia, ma la democrazia è un insieme di regole e solo nel rispetto di esse si combatte la demagogia imperante e l’autoritarismo strisciante.  

PS. Il Ddl Zan è un ossimoro strumentale perché il reato di discriminazione esiste già, le tematiche di cui la proposta di legge parla devono essere gli aggravanti di un reato cioè della discriminazione, per cui non serve introdurre un nuovo reato specifico. Il resto è demagogia elettorale o operazione di distrazione di massa   

                                                          Roberto Giuliano 




America First e la fine dell’ordine di Yalta – Parte 4

 https://www.nuovogiornalenazionale.com/america-first-e-la-fine-dellordine-di-yalta-parte-4/?utm_source_platform=mailpoet America First e la...