Di Roberto Giuliano. Riflessioni sulle problematiche sociali, politiche ed economiche viste dagli occhi di un ex sindacalista, di matrice socialista. Uno sguardo laico, senza tabù, senza certezze, ma con l'umilità del dubbio.
martedì 8 marzo 2022
domenica 6 marzo 2022
8 marzo : la Rete e l'emersione della misoginia
8 marzo : la Rete e l'emersione della misoginia
Ognuno di noi pensa che il suo mondo di valori e i suoi comportamenti siano universali, ma non c’è nulla di più sbagliato.
Se da un lato esistono valori condivisi in una società, dall’altro l’assimilazione di questi avviene a diversi gradi, sia per profondità che intensità. A volte tali valori condivisi, come la solidarietà ed il rispetto della vita, possono essere assimilati da un nucleo, da un segmento della società, e rivolti in modo referenziale al proprio gruppo, escludendo coloro che non ne fanno parte.
Quando assistiamo a fatti di cronaca che vanno dal femminicidio al bullismo delle gang giovanili, fino allo stalking, sia virtuale che reale, rimaniamo basiti da come sia potuta accadere una cosa del genere, anche nei confronti di persone da noi conosciute e considerate “normali”. Questi fenomeni, alcuni postmoderni, ci devono far riflettere sulle contraddizioni vecchie e nuove della nostra società.
Prima di tutto dobbiamo prendere atto che oggi c’è una maggior conoscenza delle varie questioni perché da un lato i media ne parlano, a volte anche in modo pernicioso, dall’altro vi è la maggior coscienza delle vittime di essere tali; una consapevolezza acquisita gradualmente, sicché prima, a causa di una forte mentalità sessista basata sulla legge del più forte, lo status di “vittima” rientrava nella normalità, tant’è che non era neanche configurata una fattispecie specifica di reato.
Per
contro, la
maggiore informazione e presa di coscienza acquisita tramite piattaforme
virtuali ha contribuito ad un aumento dei comportamenti che collidono
con la salvaguardia di questi valori fondamentali del rispetto della
persona, dei suoi diritti e della sua dignità. Un esempio tra i tanti è
il cyberbullismo, coloro che lo praticano, non sempre sono consapevoli
del loro gesto, pensano che sia uno scherzo, qualcosa su cui ridere, e
non si rendono conto della sofferenza di chi subisce un tale trattamento.
Lo stesso fenomeno dello stalking avviene mediante una ossessione
fobica che scambia il possesso per amore, e questo lo autorizza a
molestarla perchè è lei non capisce che lui l'ama, e non considera
questo suo agire come molesta. Da una mentalità cosi formata e malata,
centrata sul suo Io e non sul rispetto dell'altro, il passo al
femminicidio può essere una logica conseguenza dovuta alla frustazione
dell'essere rifiutato.
In un’epoca di passaggio da una società postindustriale ad una mediatica e sempre più tecnologica come la nostra, le famiglie hanno difficoltà a comprendere questo nuovo universo nel quale vedono immersi i loro figli, spesso confondendo le loro abilità con una forma di competenza culturale e, di conseguenza, non sono in grado di educarli nella gestione delle nuove tecnologie. Lo stesso avviene nel mondo scolastico, inidoneo ad insegnare il possibile connubio esistente tra il rispetto dei valori universali con l’utilizzo delle nuove tecnologie e la responsabilità che ne deriva. Il Web è solo un mezzo per comunicare ed informarsi. Il problema non è lo strumento, ma l’uso che se ne fa.
Un merito del Web è quello di aver dato parola anche a quella parte di popolazione povera di pensieri e dalla mentalità retrograda, perbenista, maschilista, estremista e chi più ne ha più ne metta. I pensieri e le riflessioni che viaggiano su Internet esistono da prima che fosse inventato il telefono; essi non sono una conseguenza, ma una costante. Il male vero non è il Web, ma un pensiero che non si evolve e viene vissuto come unica realtà che, per quanto non realistica e non comune ai più, è la sola legittima per coloro che la vivono. Una vecchia cultura ancestrale e patriarcale che ancora trova un consenso carsico sia tra molti uomini, ma anche donne e madri che considerano naturale il loro ruolo ancillare e subalterno alla figura maschile. Che fare? Certamente è una battaglia che si può e si deve vincere, ma oltre ad una ferma repressione dei reati, essa si vince solo sul piano culturale e fornendo servizi adeguati alle famiglie, come il supporto di corsi ad hoc nelle scuole, sia agli insegnanti che agli alunni, i quali mediante l’utilizzo degli strumenti informatici possono imparare a coniugare il valore del rispetto della persona e delle regole condivise. Se la festa dell'8 marzo rappresenta la lotta per l'emancipazione delle donne nel mondo del lavoro, ancora oggi c'è molto da fare anche in questo campo, visto che le statistiche ci dicono che le donne guadagnano il 20% in meno, a parità di mansione, di un uomo. Le feste sono importanti per il messaggio che esse evocano ed impegnano, ma si corre il rischio che passata la festa è gabbato il Santo.
giovedì 10 febbraio 2022
I Polli di Renzi e il moralismo ipocrita degli italiani
I Polli di Renzi e il moralismo ipocrita degli italiani
Premesso che non sono Renziano, anzi il più delle volte sono rimasto deluso, non tanto dal suo atteggiamento, ma dalla differenza che lo contraddistingue tra il dire e il fare che di norma, in politica, è una cosa seria. Certamente in questo landa desolata, che in modo improprio viene chiamata classe politica, è indubbia la sua capacità ed intelligenza nell’agire politico, nel leggere e comprendere gli avvenimenti.
E’ probabile che questa abilità innata nel comprendere in anticipo il comportamento altrui, forse anche grazie alle sue relazioni, lo rende “antipatico a priori”, sia alla mediocrità delle varie leadership, o che si ritengono tali, che agli interessi economici che controllano la stampa. Sono incontestabili i meriti che, nell’agone politico, Renzi ha come: l’aver fatto saltare il Conte Ter, con Zingaretti che urlava ”Conte o morte” e aver favorito, ovviamente non da solo, l’arrivo di Draghi su richiesta di Mattarella, ed in fine ma non per importanza, aver sventato il tentativo di umiliare o di indebolire Draghi, non solo impendendogli di essere lui il Presidente della Repubblica, ma candidando sicuramente una brava persona, ma sconosciuta al popolo, scelta da Draghi a responsabile dei servizi, per poi trovarsela a Presidente.
Vorrei chiarire, a chi ha la pazienza di leggere questo scritto, che ciò di cui parliamo non è un gioco di palazzo, da osservare con indifferenza, come se fosse una cosa che non ci riguarda e dunque da disprezzare, come una stampa partigiana da tempo descrive la politica affinché sia odiata dai cittadini, ma parliamo delle regole della democrazia.
Questi uomini e donne parlamentari, chi consapevole chi inconsapevolmente, rappresentano i legittimi interessi sociali ed economici, nazionali, ma anche internazionali. Togliamo di mezzo la leggenda della mancanza di sovranità perché è una bufala populista di coloro che a livello internazionale navigano al buio, rendendosi e rendendoci ridicoli nei consessi internazionali. Non solo l’euro, ma la globalizzazione ci rende tutti interconnessi in alleanze economiche, politiche e geopolitiche ed è la differenza tra gli uomini che scegliamo a rappresentarci, se sono competenti e onesti intellettualmente o no, che possono farci giocare un ruolo nello scacchiere internazionale sia come paese o anche nell’avere noi la capacità di trascinare una comunità di paesi in scelte di crescita o in scelte autodistruttive.
Chiarito questo aspetto del ruolo che svolgono i vari “leaders politici”, dobbiamo prendere atto che questo ennesimo attacco a Renzi da parte della magistratura, che come sempre non è casuale, ha l’obbiettivo di indebolire comunque la parte o l’area politica più generale che sta cercando di risanare il paese; come non è casuale l’enfasi mediatica che viene data alla notizia a cui siamo ormai abituati da 30 anni, per cui il PM chiede la condanna e poi quando essa sarà respinta, e dunque sarà assolto, nessuno ne parlerà con la stessa enfasi.
Il nostro paese di fatto è fallito, e se non avessimo avuto il governo Draghi con tutti i limiti che ognuno può individuare, anche grazie ai sabotatori interni al governo, “avremmo già dovuto portare i libri in tribunale”. Chi non prende atto di ciò è solo un demagogo. La risalita non è facile anche con l’aiuto dell’Europa, che è fondamentale, non è un atto di bontà caritatevole, ma la consapevolezza che se salta l’Italia salta l’Europa, con conseguenze disastrose per tutti.
Renzi è figlio di questa seconda Repubblica bastarda, perché nata con la falsa rivoluzione giudiziaria per cui anche lui ha cavalcato il populismo e il falso moralismo su cui si fonda la seconda repubblica di cui oggi è vittima.
Le accuse che gli vengono mosse da una magistratura che fa politica sono demagogiche non solo perché non c’è nulla di illegittimo nel ricevere contributi per la sua attività di conferenziere, anche se di importi elevati, e alla stessa fondazione, ma la cosa grave è che tra i media asserviti e i Pm al servizio di interessi reconditi che utilizzano come scusa la battaglia per la legalità, si insinua nel popolo la cultura del sospetto che uccide la legalità e la democrazia. Qualcuno nato ieri polemizza perché sono finanziamenti ricevuti da Paesi stranieri, come se la Repubblica fin dalla sua nascita non avesse avuto finanziamenti "illeciti" dagli americani e dai russi, senza che questo fosse uno scandalo. Nessuno, però, pone il vero problema e cioè: che la democrazia costa e che i partiti, per non essere condizionati da poteri economici nazionali ed internazionali, necessitano di cospicui finanziamenti pubblici e privati. Se gli italiani non comprendono ciò saremo complici del degrado e dell’essere il fanalino di coda dell’Europa, perché senza finanziamenti alla politica non si costruisce neanche una classe politica degna di questo nome.
Draghi può essere la startup di questo processo che, modificando le regole del gioco democratico (riforma della giustizia, riforma elettorale a doppio turno con il primo proporzionale, immunità parlamentare etc.), può rimettere in moto un ascensore sociale che da 30 anni è fermo ed ha realizzato il disastro economico del Paese.
Roberto Giuliano
giovedì 3 febbraio 2022
domenica 9 gennaio 2022
Lettera aperta al Presidente Draghi: nuvole illiberali sull’Italia
Lettera aperta al Presidente Draghi: nuvole illiberali sull’Italia
Caro Presidente, premesso che sono un socialista Craxiano non pentito, premesso che ricordo la sua presenza nel Britannia in un momento in cui svolgeva un ruolo importante, ma non autonomo, premesso che ha saputo difendere l’Italia dal Presidente delle BCE, premesso che non credo all’uomo solo al comando o al mitico salvatore della patria, la considero la persona più competente che in questo momento può esprimere il Paese, inoltre ha individuato alcune persone di valore nei dicasteri chiave per l’economia del Paese (Funzione Pubblica, Mise, Ambiente, etc).
La Sua nomina a Presidente del Consiglio è stata accolta a furor di popolo nel Paese ed anche a livello internazionale, sia per le sue competenze, ma anche per la consapevolezza che il governo Conte 2, con la sua maggioranza di scappati di casa, stava portando l’Italia in default e avrebbe condizionato l’economia europea e messo a rischio la gestione dei fondi europei per la ripresa economica.
Sono consapevole che parte della nuova maggioranza agisce più o meno sottotraccia una azione di sabotaggio da parte di quelli che invocavano “Conte 3 o morte”, e poi, in generale, i cosiddetti partiti che la sostengono sono preoccupati di perdere consenso politico dopo che per anni hanno alimentato nel Paese una cultura populista e antidemocratica culturalmente.
La politica sanitaria l’ha eredita e ha cercato di riparare il possibile, nonostante Speranza, nominando il generale Figliuolo nella gestione operativa, ruolo svolto con competenza e con ottimi risultati relativi al piano vaccinale, però Presidente ho la sensazione che alla burocrazia (ma anche alla classe politica), che è sempre stata in questi 30 anni autoreferenziale, stia sfuggendo di mano la gestione della pandemia.
Questa costante stretta sulle libertà individuali, per salvaguardare la nostra sicurezza, comincia a presentare delle crepe sulla irrazionalità burocratica, ma anche sui controlli alla lunga impossibili, c’è un atteggiamento culturale di considerare il popolo suddito e non responsabile. Il Governo Conte 2 ha dato 50ml di euro ai media per informare sul virus, mentre il suo 20 ml, ma gli effetti sono devastanti sia per personaggi di dubbia competenza, quando c’è il titolo di competenza, c’è un delirio comunicazionale che determina un effetto di rigetto perché si nega quello che si è detto il giorno prima. Non solo non informano, ma determinano un clima di confusione, e dunque di paura, che sta provocando problemi di tensione tra i cittadini, anche per l’esistenza di un atavico comportamento umano che, quando emerge la paura, cerca il colpevole, offrendo così un nemico al popolo (il diverso o colui che non si conforma al pensiero unico) per coprire le magagne e le incompetenze dei governi Conte che stanno sopravvivendo nel suo Governo.
Lei certamente sa la differenza che c’è tra autorevolezza e autoritarismo, quando un governo inizia a sviluppare forme di autoritarismo, vuol dire che sta perdendo il rapporto con il popolo, in psicologia (e ne servirebbero di Psicologi ad alcuni ministri e membri del CTS) si dice che quando un genitore arriva a minacciare un figlio, vuol dire che quel genitore non ha più argomenti e credibilità nei confronti del figlio, ecco a me sembra che questa è la china che sta prendendo il suo governo, grazie al condizionamento di questa cultura autoritaria che pervade ampi strati del Paese.
In Italia la cultura cattocomunista, ed anche fasciocomunista, ha da sempre impedito l’affermarsi di una cultura liberale, perché controlla le case matte della burocrazia (Università, magistratura, ma anche media), probabilmente siamo tutti, nel nostro Dna culturale, portatori sani di questa cultura, ma la paura del virus e l’incompetenza politica e burocratica stanno facendo danni minando il consenso, non tanto del governo, ma della Sua persona, che è il loro obiettivo.
Vede Lei gode di autorevolezza, ma vorrei farle presente che molti di questi eletti dal popolo, oltre a non essere i reali terminali delle aspirazioni popolari, perché non frequentano il popolo che li elegge, hanno tutto l’interesse a screditare la sua autorevolezza perché, oltre ad essere incapaci, manifestano da tempo comportamenti autolesionisti (ad esempio la diminuzione del numero dei parlamentari).
Le auguro, nell’interesse del Paese, che possa fare il Presidente della Repubblica, perché non sarebbe più sottoposto agli equilibrismi di una classe politica, in buona parte indecente, che non conosce nulla degli equilibri internazionali e non ha visione del futuro; il suo settennato potrebbe essere una garanzia per rilanciare il Paese e spronare le forze politiche a realizzare partiti veri e far funzionare uno stato sempre più lontano dai cittadini, cominciando dalla magistratura. di cui lei sarà il Presidente. Mi permetto, in conclusione di questa riflessione, di chiederle un atto di forte discontinuità nei confronti di questa deriva autoritaria e burocratica con cui si sta ingabbiando il Paese, ma anche l’economia.
Roberto Giuliano
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