lunedì 8 novembre 2021

Astensionismo: la democrazia e i partiti danzano sul Titanic

 

Astensionismo: la democrazia e i partiti danzano sul Titanic

Non ci sono dubbi che le elezioni amministrative le ha vinte la coalizione cosiddetta di centro sinistra, nonostante la presunta maggioranza nel paese del centro destra. Sicuramente con tutti i limiti che offre la seconda Repubblica, la classe, diciamo, dirigente del centro sinistra è migliore di quella del centro destra, sia perché sa fare squadra, nonostante le loro divisioni, sia per un approccio alla politica motivazionale e meno personalistico che nel centro destra. Ma il vero vincitore delle elezioni amministrative è stato il partito dell’astensionismo, ormai più della metà degli elettori disertano le urne, e nonostante ciò, c’è indifferenza del fenomeno da parte della politica e dei giornali che ne minimizzare il dato sociale. Sì perché dietro a quei numeri di assenteismo ci sono persone in carne ed ossa, con i loro bisogni e aspettative che la politica non riesce ne ad intercettare né a comprendere essendo ormai da anni autoreferenziale.

I giornaloni di regime invece di comprendere il fenomeno e motivare la classe politica nel trovare soluzioni, svolgono un ruolo ancillare e di supporto alla politica, creando quel meccanismo infernale che è l’autoreferenzialità, scrivendo: c’è disaffezione alla politica, (per cui non c’è responsabilità della politica) i cittadini sentono lontana la politica (per cui sono loro che non si interessano di politica). Potremmo continuare con quegli idioti che teorizzano ed auspicano il sistema americano, come normale tendenza di evoluzione delle società post industriali prima e in quelle  digitale oggi,  per cui è normale che la gente non partecipi, da qui altre idiozie per creare cortine fumogene sul problema, come  la democrazia diretta, la democrazia digitale,  la democrazia partecipata ed altre amenità del genere; discussioni pure interessanti, ma tutte danno per scontato, suonando le campane a morte per la democrazia rappresentativa che è  l’unica che abbiamo. 

Non so quanto la malattia del nuovismo ha contagiato la nostra società, malattia perché essa viene intesa come rottura irreversibile con il passato, senza un purché minimo di continuità con le radici millenarie della nostra civiltà, ma neanche generazionale. Il nuovismo come modello esistenziale ripudia la conoscenza, l’approfondimento, per cui si possono ripercorrere strade nefaste che vengono spacciate per nuove perché non c’è memoria e dunque migliori dell’esistente perfettibile. Politici non ci inventa è una dote, ma è anche una attitudine che si apprendere come una libera professione che necessita proprio per questo di professionisti. Come si diventa politici? Ci sono varie strade, la prima storicamente, potremmo dire, è la formazione e la passione che nasce nell’animo umano quando si osservano ingiustizie, sia sociali che di dispotismo, un’altra nasce dalla consapevolezza della responsabilità che le proprie scelte e decisioni possono determinare dolore o piacere a se stessi e agli altri, perché siamo parte di una comunità. La variabile umana è sempre presente con comportamenti altruistici, cinici, umili ed arroganti dovuti all’egoismo e all’invidia. Per questi motivi la democrazia per quanto imperfetta è lo stile di gestione del potere migliore possibile perché perfettibile come l’essere umano.  Ogni sistema democratico a sua volta deve calzare nel modo migliore alle caratteristiche del suo popolo, paesi di cultura laica riescono a convivere bene con il sistema maggioritario mentre per i popoli latini essendo di cultura cattolica ed ideologica il sistema proporzionale è migliore, come non a caso decisero i nostri padri costituenti. Nessuno dei nuovisti si fai ma la domanda perché nelle prima repubblica con i sistema proporzionale votava tra 85 -90% e il 78% degli italiani?

Noi italiani storicamente ci siamo sempre divisi tra guelfi e ghibellini, lo stesso risorgimento non è mai stato un fenomeno di massa come si vuol far credere, ma di élite di avanguardie che, grazie alla passione che nasce dalla conoscenza, riuscirono a motivare strati di popolo all’idea dell’unità dell’Italia. Non a caso si dice che fatta l’Italia adesso bisogna fare gli italiani, perché eredi di storie divisive tra gli stessi italiani. Dopo la seconda guerra mondiale il paese si strinse intorno ai partiti di massa che al loro interno determinavano comunità ideali dal Nord al Sud,  ed il sistema proporzionale ha favorito il dialogo tra le varie forze politiche  perché, nonostante le differenze, c’era la necessità di governare dopo le elezioni il paese. Il proporzionale ha sempre evitato la criminalizzazione dell’avversario, favorendo una competizione ideale tra diversi, ma accomunati dalla stessa volontà di servire il Paese.  Non è un caso che Mani Pulite e il suo populismo che carsicamente già esisteva, partono alla grande dopo l’approvazione del sistema maggioritario chiamato mattarellum, che distrugge i vecchi partiti obbligandoli a coalizioni contro natura snaturando le identità e i valori delle varie comunità cattoliche repubblicane socialiste ed in parte quella comunista già in via di estinzione, dopo la caduta del Muro di Berlino, come forma organizzata (non a caso i comunisti furono graziati da Mani Pulite e ne furono i sostenitori). Dal 1994 si concretizzano partiti di sopravvivenza e si raccolgono intorno a due idee nebulose di destra e sinistra. Il maggioritario distrugge quell’area politica trasversale presente in tutti i partiti  che sono i riformisti (l’eliminazione del cuscinetto riformista era anche l’obbiettivo delle Brigate Rosse) obbligandoli a schierarsi di qua o di la, favorendo le correnti massimaliste per vincere le elezioni; ormai intese e fatte percepire come un’ordalia, un’ultima spiaggia, vita o morte, favorendo lo sviluppo di una cultura manichea, di cui i governi Conte 1 e 2 ne sono l’esempio fulgido e speriamo finale del fallimento di questo sistema politico moralista dove non esistono avversari ma nemici da abbattere tipico delle mentalità fasciocomuniste cosi vive nel nostro paese nonostante la fine di questi due regimi

Il ritorno al proporzionale può creare la condizione per l’affermarsi di una classe politica degna di tale nome, ma da solo non basta, se da un lato si può anche prevedere un secondo turno alla francese, per la governabilità dall’altro serve rimettere un cospicuo finanziamento pubblico e privato trasparente perché la democrazia, dunque i partiti, costano, ma non ultimo per importanza è riformare profondamente la magistratura che ormai mostra evidenti comportamenti evesivi e anti democratici( non ultimo il caso Renzi).

Con il ritorno dei partiti veri e grazie al finanziamento pubblico/privato si creano le condizioni per politiche non soggette agli interessi legittimi delle lobby economiche e la creazione, nonostante l’era digitale, di luoghi di confronto (circoli o sezioni che costano) dove le nuove generazioni animate dal volontarismo, dalla passione altruistica e dal bisogno di sentirsi utili, comportamenti tipici dell’età, diventano la fucina dove si seleziona la nuova classe dirigente. Non immagino una società dei buoni, ma una società reale fatta non di like o influenzer, ma di persone che nel prendere la strada dell’impegno politico sentono su di loro la responsabilità di dare un futuro e una speranza al paese. 

Roberto Giuliano 




 

 

giovedì 14 ottobre 2021

Per il futuro di Roma riflettiamo bene sul passato

 Non voglio parlare della tangentopoli a senso unico contro i partiti democratici, non voglio parlare della criminalizzazione di Berlusconi e delle persone a lui vicine, non voglio parlare del Monte dei Paschi di Siena dove oltre la bancarotta fraudolenta c’è scappato pure il morto, buco economico che fa sembrare la maxitangente di Mani pulite il costo di una colazione, non voglio parlare dei rapporti tra De Benedetti e il PD di cui è tessera numero 1 e la finanza speculativa, non voglio parlare dei comportamenti anticostituzionali di parte della magistratura politicizzata, perché già Palamara ha scritto quasi tutto sul suo libro, non voglio parlare delle finte privatizzazioni e svendita dell’industria di stato operata dall’Ulivo, non voglio parlare della manipolazione fatta dal governo dell’Ulivo di scambiare la flessibilità con la precarietà lavorativa, non voglio parlare della sanità laziale che il PD a parole dice che deve essere pubblica ma nei fatti sta facendo di tutto per privatizzarla visto  le lunghe file di attesa e lo stato dei pronto soccorsi che sono indecorosi, per cui chi ha i soldi va nel privato e gli altri aspettano mesi, non voglio parlare delle mascherine comprate dalla Regione  Lazio e da Arcuri mai arrivate, non voglio parlare dei banchi a rotelle che gridano onestà, onestà, non voglio neanche parlare della decadenza di una classe politica di destra e sinistra  che è ormai evidente a tutti. In questi anni una gran parte degli Italiani ha sempre votato il meno peggio, fino ad arrivare per disperazione all’assurdo di votare le 5 Stelle, compiendo un gesto di autolesionismo, per fortuna oggi rinsaviti dopo le politiche fallimentari ed incompetenza del Conte 1 e 2.

 Certamente, per quanto parziali, le elezioni amministrative di questi giorni hanno fatto emergere una astensione estremamente preoccupante per chi crede al metodo democratico e dovrebbe essere elemento di riflessione non solo dei politici, ma anche di coloro che si occupano di politica. Se alle elezioni comunali di Roma ha votato solo il 48% dei cittadini non è solo una sconfitta del sindaco uscente è una sconfitta della politica e della sua classe dirigente. Parlare delle condizioni di decadenza e abbandono in cui  si trova la città di Roma è solo tempo perso perché si è scritto e si è detto di tutto e di più. Adesso ci sono al ballottaggio i due candidati, per il cdx Michetti e per il csx Gualtieri, entrambi alla prima esperienza di sindaco per cui i romani dovranno scegliere sulla fiducia e su cosa essi rappresentano. Da parte del cosiddetto csx è stata messa in atto una strategia di delegittimazione dell’avversario, arrivando alla criminalizzazione, dando del neofascista ad una persona che è sempre stata  democristiana, inoltre si è cercato qualche appiglio nella sua vita passata  per confermare questa tesied ecco una discussione sugli eserciti nella seconda guerra mondiale e mediante il taglia e cuci ed estrapolando dal contesto alcune frasi lo si trasforma in apologeta dell’esercito nazista. Se queste sono le premesse con cui il PD pensa di prendere il potere la dice lunga su ciò che farebbero al governo della città.

Dice Norberto Bobbio che il rapporto tra i mezzi e fini non è neutrale, dunqueil mezzo è determinate per la realizzazione di un determinato fine, nel senso che per raggiungere un certo fine, ad esempio se per il benessere dei cittadini si usano mezzi truffaldini, il fine sarà diverso da quello che si racconta agli elettori. Lo stesso voler definire coloro che si oppongono al Green Pass, come no vax, destri o fascisti è una manipolazione di un fenomeno complesso e trasversale che riguarda tutti gli schieramenti, ma è tipico della loro mentalità autoritaria per cui chi non la pensa come loro ha certamente torto e viene etichettato come una bolla papale in fascista, razzista, destro ovviamente intendendo sempre fascista etc. Ma cosa rappresenta il PD che candida Gualtieri?  Certamente coloro che a Roma non hanno mai voluto risolvere il problema dei rifiuti come Zingaretti, che hanno “imbrogliato” le carte del piano rifiuti che è di pertinenza regionale, c’è Bettini che prima fa eleggere Marino Sindaco di Roma e poi visto che non rispondeva agli “interessi” del partito raccoglie le firme per farlo dimettere. Ecco per questi motivi voterò Michetti sperando che il cdx abbia fatto virtù dell’esperienza di Alemanno e non ripeta gli stessi errori. 

Roberto Giuliano



 

lunedì 13 settembre 2021

“La Vispa Teresa”: dalle Stelle alle Stalle

 Mai  fu cosi  utile e tempestiva, per i cittadini romani, l’opportunità offerta dall’uscita del libro  del giudice Carla Romana Raineri, (attualmente presidente della 1° sez. Civile della Corte d’appello di Milano). E’ un libro da leggere prima di andare a votare, e che consiglio a tutti i candidati sindaci di Roma, perché racconta la breve esperienza (1mese ) del giudice  nella giunta del  Sindaco a 5 Stelle: Virginia Raggi. La Raineri, che ha studiato a Roma e svolge la sua funzione giurisdizionale a Milano, viene chiamata a Roma nel dicembre 2015 dal Prefetto Francesco Paolo Tronca,  quando fu nominato Commissario Straordinario del Comune di Roma, dopo la messa in mora del Sindaco Marino.

“Brevi Cronache dai Palazzi della Capitale” edizione la Bussola, con la prefazione di Vittorio Sgarbi, si legge in modo scorrevole e accompagna il lettore dentro le stanze del campidoglio dove si incontrano personaggi conosciuti dalla cronaca romana e nazionale.  Un libro che denuncia come la decadenza politica, quando si veste di nuovismo e moralismo, fa sì che  tra il dire e il fare ci passa il mare, ma è anche la dimostrazione che quando dei funzionari dello stato fanno squadra, anche se per un periodo breve, con spirito di servizio, e offrendo il meglio delle loro competenze sono capaci di dare una speranza alla città eterna.

Se da un lato si raccontano i mesi entusiasmanti del periodo del commissariamento, dove anche i sempre vituperati dipendenti pubblici vedono in quel gruppo di “Milanesi” persone che credono nel loro lavoro e da diffidenti si trasformano in entusiasti collaboratori  avendo trovato dirigenti che sanno dare fiducia al personale; dall’altro la Raineri racconta del mese in cui, dopo varie pressioni e dubbi, accetta di fare il capo di gabinetto del Sindaco Raggi e dell’incontro con “la banda dei 4 (Raggi, Marra, Romeo e Frongia)”.  

 L’esperienza e le riflessioni dell’autrice  si intersecano nel libro con i fatti di cronaca che sono emersi dopo le sue dimissioni da capo di gabinetto  a conferma delle sue sensazioni che per quanto cercata a ricoprire quel ruolo nei fatti non era una persona desiderata dalla Raggi e dalla sua “cricca”. Il libro intervista  condotto dal dott. Gioacchino Onorati negli allegati contiene il prezioso lavoro fatto nel periodo del Commissariamento  a dimostrazione che se si vuole cambiare modo di far funzionare  l’amministrazione questo è possibile.  Ciò che più mi ha colpito nella lettura  non è tanto il fatto di aver prima nominato e poi delegittimato il giudice Raineri, quanto piuttosto la ‘progettualità’, il ‘background intenzionale e concettuale’ che si cela dietro questo comportamento.  E mi riferisco al fatto che con la nomina della Raineri, non si intendesse affatto ‘essere’, nella sostanza, in continuità rispetto al lavoro encomiabile e trasparente  del Prefetto Tronca, bensì piuttosto ‘apparire’, nella forma, in continuità rispetto a prima; per poi essere, invece, nella sostanza, tutto l’opposto

Anche il Presidente dell’ANAC  Cantone  (oggi procuratore generale a Perugia)  non ne esce bene, ne nella forma ne nella sostanza, essendosi prestato ad una opera di delegittimazione di una sua collega, probabilmente per il prevalere ciò che Palamara ha svelato (per chi non voleva vedere) del rapporto deviato tra la magistratura e la politica. Ma anche qui la Raineri ci tiene a precisare che la categoria è composta da tanti onesti magistrati che fanno in silenzio e con abnegazione il loro dovere.

Una sola considerazione finale, il libro che si legge tutto di un fiato, ha messo in risalto come tante brave persone si sono fatte illudere dal moralismo ignorante delle 5 stelle al grido di onestà, dimenticando che l’onestà è un valore delle persone, che lo trasferiscono nel loro lavoro, alla politica bisogna chiedere competenza, progetti e valori.

                                           Roberto Giuliano

 


 

 

mercoledì 1 settembre 2021

La Destra e la Sinistra che non c’è

 


Per leggere il presente e prevedere il futuro è necessario guardare il passato per fare virtù delle scelte e delle conseguenze degli errori e delle sane intuizioni. Da quando è iniziata la seconda Repubblica gli ex comunisti, grazie alla loro presunta diversità antropologica di essere i migliori, hanno abbandonato gli ideali del comunismo mantenendo la mentalità autoritaria tipica della cultura ideologica del comunismo.

Diciamoci la verità, questo paese ha sempre condonato ai comunisti il loro autoritarismo perché la borghesia italiana, oltre ad essere affine culturalmente, ha  visto il modo come ripulirsi laicamente la coscienza di essere stata fascista, con l’ipocrisia tipica della  doppia morale, non a caso detta cattocomunista, nella quale c’è una verità per il popolo e un’altra per i chierici.

Dal 1994, anno in cui sparisce per via giudiziaria il PSI e la prima repubblica,  sono passati 27 anni e in tutti questi anni i partiti della seconda repubblica, nonostante gli ampi consensi elettorali, non sono riusciti a stabilizzare il sistema democratico. Gli ex comunisti, in particolare, non sono riusciti a coprire quello spazio politico che era ed è tipico del socialismo democratico o liberalsocialismo. Come mai?

La risposta più semplice è che culturalmente sono comunisti senza il comunismo sovietico, non hanno mai fatto un loro BadGodesberg, (località tedesca dove si svolse il famoso congresso nel 1959 come fece la vecchia Spd tedesca ripudiando le teorie autoritarie presenti in alcuni aspetti del marxismo e del Leninismo in particolare). Oggi gli ex cattocomunisti, che rappresentano una sinistra variegata di formazioni partitiche, hanno tutti un loro sentire comune che gli deriva da questa atavica concezione culturale che, purtroppo, ha contaminato vasti settori della società italiana anche in modo inconsapevole. Un dato caratteristico di questa visione autoritaria è il manicheismo, e cioè quel metodo di percepire la realtà in modo binario o con me o contro di me. 

Cultura diffusa nel nostro paese perché è atavica in quanto rappresenta lo sviluppo del pensiero infantile che non si è evoluto. Le 5 stelle ne sono i miglior rappresentanti, non è casuale la loro alleanza con la Lega e poi con il PD, perché esso è un pensiero di base, politicamente ignorante che unisce trasversalmente la società nonostante gli pseudo schieramenti italiani di destra e sinistra. Ovviamente fluisce nella cultura  italiana anche la presenza di una intolleranza  cattolica che ha origini lontane e che certamente non rappresenta il pensiero dominante della chiesa e dei molti cristiani democratici.

  Oggi possiamo parlare di un Paese che subisce il dominio di una cultura fasciocattocomunista che è intrinsecamente autoritaria. Ma per il PD c’è un aggravio maggiore ed è determinato dalla sua  Storia: ieri erano al servizio dell’Urss, oggi dei poteri finanziari speculativi, considerati una modernità che li fa stare nei tavoli che contano e l’altro aggravante è l’utilizzo della magistratura per eliminare gli avversari (anche interni) che hanno il consenso popolare. In Italia la cultura liberale e liberal socialista è sempre stata minoritaria e le conseguenze sono talmente evidenti che siamo il fanalino di coda dell’Europa occidentale. La difficoltà a ricostruire una classe dirigente sta proprio in questo intreccio malefico di ignoranza politica autoritaria di cui “l’uno vale uno” è la sintesi perfetta della nostra decadenza in cui si incontrano tutto il massimalismo e il populismo della nostra società.

Altro esempio di questa decadenza è il modo caotico di come è stata mal gestita l’emergenza sanitaria con i media che hanno sparso a piene mani coperture ad una classe dirigente che tale non si è dimostrata. In qualunque campo siamo sommersi da un populismo “buonista o cattivista” che si sorreggono a vicenda, dall’immigrazione all’economia, dai talkshow alla scuola.

L’arrivo di Draghi con tutte le riserve possibili è un salto di qualità in competenza e ruolo internazionale, certamente va aiutato nel creare una classe dirigente nuova con la ricomparsa di partiti veri, democratici e valoriali.

Oggi mi unisco al coro di coloro che invocano la nascita del partito di Draghi senza Draghi, e dunque partiti non personali, non scatole vuote, dove deve dominare il principio della responsabilità e non dell’opportunismo, dove si creano delle comunità politiche che si scontrano e si confrontano sul merito senza demonizzazioni o criminalizzazioni dell’avversario politico che non è mai un nemico.  Saremo capaci spero di si, perché se osserviamo le elezioni comunali di Roma, con tutto rispetto per i singoli candidati e senza voler fare di ogni erba un fascio, credo che siamo alla frutta, e come la storia ci insegna che se si perde  il treno del momento politico prima che ritorna passeranno altri decenni.

Roberto Giuliano

 


 

America First e la fine dell’ordine di Yalta – Parte 4

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